The world may be known Without leaving the house;
The Sky may be seen Apart from the windows.
The further you go, The less you will know.

Wednesday, September 29, 2010

Tanti ne hanno già parlato e male...

'
Di fotogramma in fotogramma, di cliché in cliché, scorrono le Mine Vaganti di Ozpetek, proiezione inaugurale della rassegna cinematografica "Cinema senza barriere" curata dalla Cineteca Italiana presso il Cinema Oberdan a Milano e dedicata alle persone con disabilità sensoriali della vista e dell'udito. "Un titolo scelto non a caso per la rassegna, dal momento che i segreti di famiglia e la difficoltà dei protagonisti del film ad integrarsi nel privato e nella società stimolano lo spettatore ad immedesimarsi nella vicenda" dal quotidiano free press Metro del 28 settembre. Deduciamo quindi: Gay = Diversamente abile. Qui ci sarebbe molto da dire, ma lascio a voi il diletto di rincorrere le idee che questa uguaglianza suscita nelle vostre teste...

Parola per parola condivido l'opinione di Luca Pacilio che chiude così la propria recensione su Gli Spietati: "Ma di luogo comune vive (muore) tutta l’opera di Ozpetek che di stereotipi si ingozza (il cognato napoletano, la zia zitella, la nonna progressista) e che diffonde rassicurazione come un virus, offrendo una visione talmente conciliata del mondo da diventare inquietante."

Non è facendo recitare da cani attori carini che si fanno dei bei film, non è lanciando il sasso e nascondendo la mano che si cambia la mentalità e l'opinione corrente che l'italiano e l'italiana medi hanno circa l'omosessualità.

Non è facendo vedere un gay che dà un bacio sulla bocca a una ragazza che si faranno passi avanti in questo disgraziato paese. Questa storia l'avevamo già vista in "Diverso da chi?" di Umberto Carteni con Luca Argentero (facilmente sovrapponibile a Riccardo Scamarcio). E' mai possibile che al cinema non si possa vedere un gay gay che non si innamora di una ragazza... Non dico che non esistano, ma di sicuro non sono così frequenti come il signor Ferzan ci vuole far credere, o forse li conosce e li frequenta tutti lui. Certo io parlo di gay, non di omosessuali repressi, sposati e non, che fanno le "cose brutte e proibite" di nascosto, che pensano che passerà, che se una ragazza si innamora di loro se la scopano (passatemi il termine) per paura che proprio lei vada in giro a dire che sono froci (passatemi ancora il termine), che sorridono a una battuta omofoba e pensano all'incontro furtivo consumato nel buio di un losco parcheggio di periferia la sera prima, che si fanno rodere dai sensi di colpa per quello che hanno o non hanno consumato...

Il film, pur con tutti i suoi difetti spietatamente evidenziati, si lascia guardare ma resta sempre un non so che di appiccicoso, di caricaturale per quasi tutti i personaggi e soprattutto manca il coraggio di dire qualcosa di vero, coraggio che Ozpetek proprio non ha e forse per questo in tutti i suoi film c'è sempre una voce che invita a "essere se stessi per essere felici" e soprattutto per non avere rimpianti...

Ultimo dettaglio: fra il pubblico molti degli spettatori con disabilità sensoriali, dotati di cuffia con audiocommento, si sono lamentati per la scelta del film che per loro è stato difficile da capire. Credo si riferissero alle scene di flashback un po' sognanti che mostrano la delicata storia d'amore vissuta in gioventù dalla nonna dei protagonisti, costretta a sposare il fratello dell'uomo di cui invece era innamorata, che forse non sono riusciti a cogliere appieno. Prossima rassegna cinematografica: "Cinema e omo-banalità"!

'

Monday, September 27, 2010

Di una certa borghesia...

'
E' da parecchi giorni che volevo scrivere, dei ragazzi (e delle ragazze) della bella borghesia, milanese e non, sino ad oggi non riuscendoci. Il perché, lo intuisco soltanto, forse.

In un recente articolo de Il Giornale, Luca Doninelli, la borghesia milanese la descrive così: "Basta sentire una sola parola, o l'intonazione della voce, basta vedere certe bluse, certi golfini, certe camicie, certe biciclette, certi androni, certi nasi, certe conversazioni in certi caffè, certi scambi di frasi tra madre e figlia (nella borghesia milanese le figlie adolescenti escono a passeggio con la madre, gli abiti sempre intonati); basta insomma un niente e la si riconosce. I suoi rampolli sono avvocati, giudici, architetti importanti, editori, imprenditori di successo, primari ospedalieri. Molti di loro sono spesso abbronzati".

Oggi i figli di questo ceto che si è sviluppato nei maggiori centri urbani, a nord come a sud, sono di norma bei ragazzi e belle ragazze. Fini nei tratti, dalla pelle chiara al massimo dorata, aborriscono la volgarità nel linguaggio, vestono firmato ma non ostentano nulla. Hanno il vespino giusto, il casco giusto, la collanina e il braccialetto comme il faut, la erre leggermente moscia i ragazzi. Le ragazze mai più che un velo di trucco, leggerissimo. E' inutile specificarlo, la linea è perfetta, ventre piatto per i ragazzi e vita snella per le fanciulle. Sono magri in altre parole, i maschi e le femmine.

A Milano i licei saranno il Manzoni, il Volta o il Berchet, i privati Leone XIII o Gonzaga sono scelti dai genitori che tengono ai valori di un'educazione più cattolica. Nel tempo libero questi "esemplari" dell'alta borghesia frequentano fra tanti luoghi i Giardini Pubblici di Porta Venezia, quelli della Guastalla, la "Cozzi". La sera si va solo a feste private, a casa fra amici, dal figlio del console ics o della contessina ipsilon. Mai nei locali pubblici a spendere inutilmente i denari di mamma e papà.

I ragazzi amano farsi le sigarette da sé, sigarettine quasi, tanto sono l’amore e la scrupolosità che ripongono nell’atto di confezionarle perfette. Nel fumarle poi vi è quell'abbandono, quel gusto nel sapere che tutto alla fine andrà bene, e anche se c'è qualcosa che li preoccupa, in quel preciso istante non lasciano che nulla li turbi, che nessuno si intrometta fra loro e il loro piacere. Non vi è in alcun modo l'ansia di chi fuma nervosamente, schiavo di una dipendenza che avido aspira per mantenere costante il livello di nicotina nelle vene.

'
Al mare nell'esporre i loro corpi vi è un'ostentare discreto se così si può dire. Nulla del mettersi in mostra "tamarro", Rimini o Riccione sono lontane anni luce, per loro mai esistite. La gioventù di cui parlo ama godere della propria (relativa) libertà ma lo fa con un certo distacco, senza darlo troppo a vedere. Un po' di palestra sì, gli abiti firmati pure ma sempre all'insegna dell'understatement. Sobrietà e discrezione li contraddistinguono sempre, quasi si vergognino della propria ricchezza, dei vantaggi e della posizione privilegiata da cui presto avranno accesso verso la loro vita da adulti.

A volte mi è capitato di sfiorarlo il loro universo: they are so attractive and sometimes I feel so awkward.
'
Enjoying the dolce far niente by the sea. Photo © DDM
'

Friday, September 17, 2010

Qualunque cosa vi raccontino...

'
'
... la forma è uguale alla sostanza.

[...] la cura della forma data alle proprie cose, alle proprie espressioni è cura di se stessi, e rispetto e considerazione e attenzione per gli altri. La cura della forma è una cosa lunga, un esercizio quotidiano. E’ una ricerca su e dentro di sé, prima di tutto,  ma questa è solo la prima parte, perché poi quella cura la si chiede anche agli altri, e se non la si chiede – spesso per semplice desiderio di quieto vivere – ci si fa comunque attenzione, la si apprezza trovandola e si diventa insofferenti notandone l’assenza; dopo un po’ ci si fa l’abitudine, si fa l’abitudine a essere considerati dei formalisti, degli snob nutriti dai complessi di superiorità, dei pedanti noiosi. [da Squonk]

Di fronte allo sconforto per il pressapochismo, la superficialità, la trascuratezza,  la volgarità, ormai così largamente diffusi nella mignottocrazia italiana, invito tutti e tutte coloro che possono, e vogliono, a resistere, a controbattere con la dolcezza, la cortesia, la premura e il bel modo. Vorrei poter dire con la femminilità, senza dover dare spiegazioni e senza essere frainteso. Perché questo mondo voluto e disegnato dai "maschi" ci ha stancato: antagonismo,  competizione, sfida, scontro... archiviamoli.

I prepotenti, gli arroganti, le sgomitanti non scompariranno certo, possiamo isolarli però, costringierli a ricredersi con l'invincibile arma delle buone maniere, della garbatezza. Con il bel tratto dell'amabilità. Li spiazzeremo.
'

Wednesday, September 08, 2010

5771 عيد مبارك - שנה טובה

'
'
5771 عيد مبارك - שנה טובה' 

Monday, September 06, 2010

Quasi una cronaca...

'
In treno di ritorno da Ancona verso Milano. Mi capita di dover prendere un Eurostar, quello delle 17.25, anziché l'Intercity delle 16.18 che era già tutto pieno. Penso sia un male, invece sarà un bene.

Non che abbia grandi programmi per la giornata che mi aspetta, che comincio, comunque, prendendomela con molta calma. Mi alzo alle nove meno poco, ma non faccio niente. Scrivo qualcosa. Accendo il cellulare, arriva un messaggio che mi infasidisce. Insolente. Il mittente lo ha spedito alle otto e qualche minuto. Dormivo. Lo cancello immediatamente. Non faccio niente, mi affaccio alla finestra, la vista non è granché, c'è il mare certo, ma gli imbarchi ai traghetti sono proprio lì davanti, nulla di propriamente poetico. La scritta *LOW COST* a tribordo, ancora fastidio. Ancora il cellulare. Hanno cercato di chiamarmi da un consolato il giorno prima, li richiamo, niente di grave, niente di speciale, arriverà una lettera dal Ministero degli Affari del Diwan... tutto nella norma, volevano solo anticiparmelo. Mi preparo un caffè doppio, forse quadruplo, mi preparo ad affrontare una giornata libera, tutta, ma proprio tutta per me. Come non accadeva da un po' di tempo. Farò il turista. Sono di buon umore, nonostante la sera prima alcune cose siano andate storte, o forse sono andate proprio come dovevano andare.

Ci metto un po' per mettermi insieme, il bagno è carino, minuto, il pavimento ha le piastrelline piccolissime a mosaico, blu scurissimo quasi nero, la finestra è grande, spalancata, mi faccio una doccia con vista sul porto, mi rado, m'incremo, preparo la borsa, sarà bell'e pronta alle quattro e mezza questo pomeriggio, quando dovrò correre alla stazione.

Ancona non è una città particolarmente bella, ha un'aria trasandata, ma almeno chi ci abita non è schizzato. Tutt'altro. In più occasioni con grande gentilezza mi vengono fornite indicazioni, anche se io mi perdo apposta, per poter poi chiedere. Colazione sul tardi, come piace a me, raramente prima delle quattordici, al "Rice and Curry", sotto gli archi. Il cibo è buono, prendo un dahl e un vegetable biryani, ma il padrone è più lento di quanto la mia pazienza possa sopportare, e non ne ho poca, abituato come sono ai paesi arabi. Si sono fatte le tre, pomeriggio al Cardeto, dove regna il silenzio e la vista è spettacolare. Leggo.

Il viaggio di rientro in treno riserva una sensazione di pace. Ricorda il viaggiare di una volta, quando in treno facevo piacevoli incontri, nel lungo vagone nessuno schiamazza, non suonano cellulari e non strillano viziati mocciosi. Si può leggere, si può fare un sorriso a chi ci sta di fronte.

E' stata una fuga di due giorni ma mi sono sembrati molti di più, perché cogliere le atmosfere dei luoghi con calma è molto diverso dalla voracità che caratterizza gli incauti e ingordi amanti delle prefabbricate esperienze di viaggio low cost, perché un viaggio non è un atto di consumo.
'
La vista dal Parco del Cardeto ad Ancona
'

Saturday, September 04, 2010

Il femminismo è out, la poesia in.... جمانة حداد بريشاتهم

'
Di lei avevo già sentito parlare a causa della sua controversa rivista che in Libano affronta tematiche scottanti: erotismo, omosessualità, e getta nuova luce sul corpo degli uomini e delle donne. Joumana Haddad, bella, magnetica, ti cattura subito con il suo sguardo fisso, franco, con i suoi occhi nei tuoi occhi, ti lascia senza scampo. E' raro ritrovare ciò in una donna araba, ma lei lo fa senza esitazioni! La sua è una ribellione, una sfida senza compromessi e nessuna metafora, nella vita come nella poesia che scrive. Ho potuto stringerle la mano, salutarla brevemente, e porgerle una domanda durante un colloquio pubblico, ad Ancona, in occasione del Festival Adriatico-Mediterraneo 2010, ancora in corso fino a domani.

Mi è piaciuta subito, come mi è piaciuto quasi tutto quello che ha detto e le poesie che ha recitato in arabo. Nata a Beirut nel 1970, da famiglia cattolica di rito orientale, traduttrice, giornalista, poetessa, è anche fondatrice e editor della rivista trimestrale Jasad-جسد che l'ha ormai resa una piccola star nel mondo arabo progressista e progredito.

Joumana ha le idee chiare e non ha paura a far sentire la sua voce:

"Andare a pregare dovrebbe essere come andare a fare l’amore: un’ affare privato. Si parla sempre di oscenità sessuale, ma perchè nessuno parla di oscenità religiosa? Chi fa l’amore in pubblico viene mandato in prigione: sostengono che sia “un’offesa al pudore pubblico”. Io sogno un mondo laico, non contaminato, dove lo stesso trattamento è riservato a coloro che fanno spettacolo della loro fede religiosa. Eppure, lo confesso, aspetto con grande impazienza il giorno in cui una cantante musulmana danzerà in pubblico con un piccolo Corano appeso tra i seni nudi. Vivrebbe, la sciagurata, 24 ore per raccontarlo. Intanto, io vado a pregare a modo mio. Cioè a fare l’amore. In privato. Molto in privato."

Sulla Barbie con il burka non ha esitazioni: "Questa bambola è un attacco scandaloso e nauseabondo contro la donna. Non ci sono altre parole per descriverlo, uno dei simboli di questa cultura femminile perdente, basata sull’autodisprezzo, l’auto-indulgenza e la mancanza di ambizione. E lo sta dicendo una donna araba non femminista."

Nel corso della serata le sue parole sono equilibrate, traspare sempre l'individuo che è riuscita a diventare, restia a farsi appiccicare etichette che, dice, ci fanno annoiare di noi stessi, rivendica la libertà di essere molteplice, di poter cambiare, di "poter andare a cercare il mondo intero dentro noi stessi. Non una battaglia collettiva, ma l'espressione di una voce individuale che ci aiuti a ritrovare noi stessi e gli altri, che ci insegni ad amare e a soffrire meglio. Perché i giorni in cui non si ha voglia neppure di scendere dal letto ci saranno sempre, per tutti, è normale".   

Il femminismo per lei è caduto in tante trappole, fra cui, per esempio, la sua voglia di far somigliare le donne all'uomo o quella di trasformare l'uomo in un nemico, ma l'uomo può essere e, secondo Joumana, è, se lo vogliamo, un complice della donna.

Le mie parole qui non le rendono giustizia, vi lascio quindi con un invito alla lettura di una sua poesia.

Io sono Lilith la dea delle due notti che torna dall’esilio

Io sono Lilith la dea delle due notti che torna dall’esilio.
Io sono Lilith la donna destino. Nessun maschio ne è sfuggito, nessun maschio ne
vorrebbe sfuggire.

Io sono Lilith che torna dalla cella dell’oblio bianco, leonessa del signore e dea delle due notti. Raccolgo ciò che non può essere raccolto nella mia coppa e lo bevo perchè sono la sacerdotessa e il tempio. Consumo tutte le ebbrezze perchè non si creda che io mi possa dissetare. Mi faccio l’amore e mi riproduco per creare un popolo del mio lignaggio, poi uccido i miei amanti per far posto a quelli che non mi hanno ancora conosciuta.

Dal flauto delle due cosce sale il mio canto
E dalla mia lussuria si aprono i fiumi.
Come non potrebbero esserci maree
Ogni volta che tra le mie labbra verticali brilla un sorriso?

Non sono la ritrosia nè la giumenta facile,
Piuttosto il fremito della prima tentazione.
Non sono la ritrosia nè la giumenta facile,
Piuttosto lo svanimento dell’ultimo rimpianto.

Io sono la leonessa seduttrice e torno per coprire i sottomessi di vergogna
e per regnare sulla terra.
Torno per guarire la costola di Adamo e liberare ogni uomo dalla sua Eva.

Io sono Lilith
E torno dal mio esilio
Per ereditare la morte della madre che ho generato.

Joumana Haddad
da Il ritorno di Lilith - عودة ليليت
(Traduzione di Oriana Capezio)
'

Thursday, September 02, 2010

Issiz Adam - Alone

'
Cemal Hünal in una scena di Issiz Adam - Alone
'
Alper è bello, è sfrontato, è sicuro di sé. Ha successo, ha tante donne (a pagamento), non si fa problemi, non crede in niente. E' un uomo solo. Le strade del centro di Istanbul incorniciano la sua vita, il suo ristorante alla moda e il suo appartamento "superfico".

Alper, trentenne, è il tipico uomo mediterraneo, il tipico maschio latino (in via di estinzione), ama sedurre, soprattutto se stesso, considerata la quantità di scene in cui lo vediamo davanti a uno specchio, sotto una doccia, indossare camice cangianti e magliette attillate. Alper ama e colleziona dischi di musica pop turca anni '70, generoso durante tutto il film ce ne fa ascoltare una magnifica selezione. La vita di Alper ha tutta l'aria di essere piena, appagante, realizzata. Alper ama fare sesso, ma è abituato a dormire solo.

Alper un giorno si invaghisce di Ada (Melis Birkan), incontrata casualmente in una polverosa libreria, libri e dischi, occasioni di seconda mano. Lui cercava una rarità musicale molto vintage, lei, non a caso, una copia usata di Far from the Madding Crowd. Lei, come da copione, restiste alle sue scontatissime avances, inizialmente gli corregge gli errori di sintassi. Lui non desiste, lei lentamente cede. Alper in cucina ha le mani d'oro. Complice una torta di carote e cannella, lei gliela dà.  Lei lo convince. Lui si innamora, poi si spaventa, tronca, netto. A relazione interrotta, Alper che è un uomo vero, si intenerisce, si pente, piange. Non capisce più niente, ma è troppo tardi.

Anche noi spettatori, cui il film è dedicato, piangiamo un po' a fine propiezione, per questa storia d'amore che non finisce bene, che è nostalgica al punto giusto, senza essere mielosa.

Alper è l'uomo mediterraneo nuovo che, alla fine, capisce che non ci sarebbe stato nulla di male a lasciarsi andare, a lasciarsi amare. E piange.

Issiz Adam è una pellicola del 2008 per la regia di Çağan Irmak. Alper è interpretato da Cemal Hünal.
'

Sunday, August 29, 2010

Non si può andare a un safari in minigonna...

'
'
"Los cambios bruscos de temperatura, los mareos o el jet lag pueden ser otros factores que arruinen nuestras vacaciones, por lo que debemos estar informados y preparados para cualquier circunstancia. [...] Es altamente recomendable llevar siempre un botiquín con los medicamentos primordiales portando, a ser posible, el doble de la dosis que necesitemos para el tiempo que vayamos a estar. [...] Viajar ha dejado de ser un privilegio de pocos. Cada año entre 45 y 60 millones de personas parten desde los países occidentales a destinos tropicales, exóticos o tercermundistas. [...] No se puede ir a un safari en minifalda..." Precauciones para viajeros di Beatriz Rojo, © EFE.

Queste le perle di saggezza in un'estate che sembra non finire mai.

Allo stress di un week-end fuori porta, questo fine settimana ho preferito la quiete della mia camera, i suoi colori caldi e il suo look etnico come lo definì una conoscente israeliana.
'

Wednesday, August 25, 2010

Casanegra - كازا نكرا

'
Anas el-Baz e Omar Lotfi in Casanegra di Noureddine Lakhmari
'
Casanegra, in onore e in contrapposizione a Casablanca, la città marocchina, del regista  Noureddine Lakhmari, è un filmetto che si lascia guardare, gli ingredienti ci sono tutti e diversi riconoscimenti non sono mancati da varii Film Festival fra cui il 5° Dubai International Film Festival: "migliore fotografia", "migliore attore" ex-aequo per Omar Lotfi e Anas el-Baz, rispettivamente Adil e Karim (vagamente somigliante al nostro Alessandro Gassman). In realtà attori non proprio professionisti che il regista è andato a stanare proprio dalle strade di Casablanca.

I due protagonisti cercano, come possono di sbarcare il lunario, sigarette di contrabbando, piccoli furti; per uno la speranza di emigrare presto per Malmö, Svezia, per l'altro il sogno di conquistare il cuore di una bella borghese. Finché un giorno arriva il "grande affare" che cambierà la loro vita, che per poco non li farà finire in gattabuia. Di contorno miseria, sporcizia, barboni e ubriaconi della spietata megalopoli, la luce è quasi perennemente giallastra, dai lampioni che di notte illuminano la città; le inquadrature quasi sempre dal basso; la musica, di Richard Horowitch, nostalgico-suadente; la lingua di strada, adderja pura, un insulto per le orecchie di chi racconta che l'arabo è soltanto uno...

Non si tratta di un brutto film, tutt'altro, peccato però che il regista non sembra aver fatto una scelta decisa: denunciare, denuncia, ma in maniera troppo soft; criticare, critica, ma si ha durante tutto il film l'impressione che in fondo non voglia colpire alcuno; l'ingiustizia sociale è rappresentata ma gli stereotipi abbondano: il papà violento-il figlio ribelle, il papà invalido-il figlio responsabile, la borghese divorziata in cerca del giovanotto rampante, il criminale analfabeta-la tenutaria di bordello, il minorato mentale sempre col sorriso sulla bocca e così via. Forse le mani sono state legate a causa del consistente e lodevole sussidio statale alla pellicola?

Per carità, ben venga un film che è stato ritirato dal Festival du film de Marrakech, per non urtare la sensibilità di sua altezza reale, che lo presiede, il principe Moulay Rachid (fratello dell'attuale re del Marocco), stupisce però che il pubblico e la critica occidentale non abbiano preteso qualcosa che andasse un po' oltre le belle faccine dei due attori...

Di gran lunga migliore è a mio avviso un altro omaggio a Casablanca:  WWW-What a Wonderful World, di Faouzi Bensaïdi del 2006, ma di questo parlerò una prossima volta.
' 

Tuesday, August 24, 2010

I ragazzi acqua e sapone...

'
Photo nicksams (c) All rights reserved
'
Così oggi veniamo a sapere che al ragioniere-ministro non piacciono i ragazzi con l'orecchino, una battuta al riguardo: "Non ho nulla contro, ma vedere giovani senza orecchino mi piace molto", da parte di un ministro della repubblica, è sicuramente un po' weird, se non proprio completamente queer!

Il post avrebbe dovuto essere di un solo paragrafo, non fosse che su questo ministro ci sarebbe così tanto da raccontare...
'

Thursday, August 05, 2010

Extra-vergine Fini...

'

'
Sono sedici anni che uno si è accompagnato all'altro e adesso cerca di farci credere di essere extra-vergine, ma si tratta al massimo di olio di sansa rettificato. Con o senza astensioni, un olio è miscelato con l'altro indissolubilmente...
'

Wednesday, August 04, 2010

Non andare via...

'
Cristiano Ronaldo posa per Emporio Armani - Stazione Centrale, Milano - Photo(c) DDM

La necessità di evadere era prepotente, l'immensità del non-ancora-esplorato, l'avventura del viaggio, (se ancora esiste la possibilità di fare  avventure), l'emozione per l'imprevisto esercitavano costanti il loro richiamo... 

Visto che il turismo di massa pare non abbia ancora ucciso il viaggio... e "una semplice passeggiata sul bagnasciuga, perdendosi nel «libero gioco che si crea tra la ragione, l’immaginazione e il mare»" può essere l'inizio di una rivoluzione (Cécile Guérard, Piccola filosofia del mare, citato da Laura Crinò in Filosofie da mettere in valigia, D di Repubblica del 31 luglio)...

Viaggiando constato come il mondo si stia sempre più restringendo, le possibilità di viaggiare davvero, cioè di fare un'esperienza unica si riducono sempre più, e mettersi in moto, in movimento intendo dire, come viaggiatore solitario, è un'impresa sempre più  difficile, una corsa a ostacoli. Anche nelle località più sperdute ormai chi viaggia solo è guardato storto: "perché non è con nessuno?", "perché non viaggia con un mezzo di trasporto privato o noleggiato?", "si muove a piedi?", "questo che cerca?", "spenderà poco perché è solo...", "gli dirò che non ho più camere libere, non mi conviene dare una doppia a un single", "in coppia almeno una bottiglia di vino se la bevono" e così via di pregiudizio indotto in pregiudizio indotto... Nelle località rurali adesso va di moda parlare di turismo sostenibile, a basso impatto, i grandi resort non li vuole più nessuno, neppure nel quarto mondo, però poi se non viaggi in coppia... ti guardano storto lo stesso. Hanno digerito le coppie gay e lesbiche persino nei paesi arabi, ma non tollerano più i viaggiatori solitari...

L'invito a trascorrere qualche giorno lontano dall'afa cittadina, ospite di un'amica, però in un vero e proprio viaggio si è trasformato...

Tutto ha inizio in Stazione Centrale, il porto brutto e trascurato che Milano ha pure in assenza di mare. Da quando sono cominciati i lavori, svariati anni fa ormai, è ancora caos in stazione, nonostante le grandi promesse di Grandi Stazioni in merito a "riqualificazione e recupero funzionale" degli spazi, il viaggiatore deve sapersi districare in un labirinto di violenta e rara bruttura. Cartelloni pubblicitari appesi ovunque, minacciosi e immensi totem roteanti, box, gabbiotti e bugigattoli commerciali di ogni genere spuntano come funghi e, spezzando le prospettive monumentali della stazione, ne stuprano l'originaria maestosità. La segnaletica è per ora del tutto inappropriata e l'unica bellezza, da qualche settimana a questa parte, è la scultorea fisicità di Cristiano Ronaldo che posa quasi nudo per Emporio Armani.

Cercare poi di ottenere un biglietto del treno da uno dei distributori automatici è un'altra avventura: prima di tutto bisogna guardarsi dai malfattori e scippatori che ronzano incessantemente intorno a queste macchinette, poi, trovata quella non irrimediabilmente guasta,  comincia il rebus sul suo modo di operare: darà il resto? sì, ma mai superiore a una certa cifra specificata di caso in caso, accetterà il bancomat? sì, ma solo per biglietti il cui importo supera i cinque euro, la carta di credito? temporaneamente fuori servizio... E prima di partorire il biglietto: hai carta fedeltà? carta famiglia? carta azienda? godi di agevolazioni speciali? vuoi scegliere il vagone? il posto a sedere? vuoi sedere vicino ad un amico che ha già acquistato il biglietto? vuoi partire oggi? domani? un altro giorno? come vuoi pagare? Ricordati di ritirare la tessera! Nessun problema l'abile borseggiatore alle tue spalle ti avrà già rubato il portafoglio mentre eri concentrato a rispondere al quiz di cui sopra... e di poliziotti in giro neanche l'ombra.

Il treno che prendo è un regionale per Bergamo, lo stato scandaloso dei sedili, nonostante l'afa, mi agghiaccia! Definirli malridotti è render loro omaggio. Chiazzati dal più lercio sozzume gridano vendetta ed io che ne cerco uno, in uno stato meno peggiore di altri, sono solo uno schizzinoso. Sconsolatissimo immagino che di pulizia e aria condizionata se ne riparlerà, forse, nel 2015, in occasione dell'Expò e dei suoi ridicolmente pronosticati trenta milioni di visitatori...

Una corriera e poi un'altra ancora della Bergamo Trasporti mi faranno giungere, dopo qualche ora, alla rassicurante meta finale, un piccolo centro montano delle Prealpi Orobie.

Quasi da subito mi assale il sentimento di essere arrivato alla periferia del mondo, un mondo di cui sicuramente è costituita la maggior parte della nostra penisola, tanti sono i comuni e le comunità isolate, fiere dei loro territori e orgogliose di conservare ognuna il proprio santo, le proprie tradizioni e di difendere il loro campanile e lo straccetto di terra davanti alla loro cascina oggi trasformata in quella casina che la prima generazione di eredi ha già suddiviso, da secoli il sangue e le teste di questa gente immutati.

La mia amica ed io diventiamo subito la coppia più chiaccherata del paese dalle beghine della contrada e dai loro mariti, spesso più impiccioni delle mogli: è inutile dire che siamo soltanto amici... Io per loro sono il suo nuovo compagno, mettono persino in guardia la mia amica dicendole "basta che non la prenda in giro...", vi è una certa differenza di età fra me e la mia amica, essendo io più giovane, questo darà da discutere all'intera comunità forse per tutta l'estate. Sono fioccati diversi inviti per un caffè ma li abbiamo ignorati tutti, l'intenzione, neanche poi così nascosta, era solo quella di ficcare il naso nella vita privata dei forestieri...

Quando sono stato in altri piccoli villaggi sperduti della Francia, sui Pirenei, o nelle località più remote di alcune isole della Scozia o nel deserto tunisino, non mi sono mai sentito così fuori da tutto, lontano dalla civiltà come io la intendo. Ho avvertito qualcosa di selvaggio nella ristrettezza mentale di molti degli autoctoni... come si sentissero parte soltanto di quel poco che hanno direttamente visto e conosciuto, del tutto irrilevante per loro è l'esistenza di una realtà territoriale sovra-ordinata. Di Milano o Roma hanno solo sentito parlare, Bergamo o meglio Treviglio e Clusone sono i loro punti di riferimeno sulla carta geografica. E anche se in gennaio, da qualche anno a questa parte, la più notabile fra le beghine della contrada va in Kenya a fare volontariato con le suore missionarie, la sua mente non si è aperta, il suo paradigma rimane sempre quello circoscritto attorno alle quattro case abbarbicate sul lato della collina a lei meglio noto.

Il resto semplicemente non esiste.
'
The lovely view from the studio in my friend's house - Prealpi Orobie, Bergamo, Italy
'

Tuesday, July 20, 2010

Closed for Summer holidays!

'
Somewhere near Lago D'Orta, two weekends ago! Photo (c) R.N.Marques

It's time to take the phone off the hook
and dissapear for a while.
' 

L'amore a tutti i costi...

'
Lars (Thure Lindhardt) e Jimmy (David Dencik) in Brotherhood

Di recente ho visto due film che parlavano di amore, in particolare di amore gay. Ancor più in particolare di amore gay avversato, contrastato per ragioni diverse.

Si tratta di Eyes Wide Open e Brotherhood-Fratellanza (Broderskap) rispettivamente dell'israeliano Haim Tabakman e del danese Nicolo Donato. Apparentemente non dovrebbero avere nulla in comune questi due film.

Il primo ci catapulta in un quartiere ebraico-ortodosso di Gerusalemme dove il trentottenne Aaron, devoto macellaio, marito e padre di quattro bambini, inciampa e si innamora del diciannovenne Ezri, prestante giovanotto studente di Talmud.

Il secondo ci fa precipitare nell'universo dei neonazisti di una non meglio definita località della Danimarca. Qui Lars, deluso dalla vita in divisa, ci fa scoprire che un cuore che batte ce l'hanno anche quelli tanto minacciosi tutti coperti di tatuaggi. Infatti Jimmy che legge testi inqualificabili e la notte va a caccia di gay e di extracomunitari da picchiare, non potrà che sciogliersi di fronte alla passione che nasce in lui per Lars.

In entrambi i film, i protagonisti vivono in universi chiusi che non conoscono e non riconoscono vie d'uscita, pena l'esclusione sociale o addirittura la morte. In entrambi i film, uno dei due protagonisti, quello che in minima parte si accetta di più, induce l'altro a "soccombere" alla natura dell'amore. In entrambi i film, inizialmente, il sedotto cerca di contrastare ciò che non capisce o che finge di non capire, per poi cedere incodizionatamente. In entrambi i film, i membri delle due claustrofobiche comunità, quella ebraico-ortodossa da una parte e quella neonazista dall'altra, condanneranno e puniranno per le vie di fatto le due coppie di sventurati...

Mi sono piaciuti molto questi due film e consiglio a tutti di non perderli. Mi sono piaciuti per la loro semplicità nel descrivere la nascita di un sentimento ovviamente universale senza esprimere giudizi, non vi è alcun momento, nell'uno o nell'altro film, in cui si esprime una condanna per i peculiari modi di vita delle due comunità descritte, al massimo una punta di ironia: Lars è stupito che Jimmy passi le notti a sfondare le finestre delle case degli extra-comunitari con i mattoni e al mattino beva rigorosamente birra biologica...

Desiderio, identità, pregiudizi, fede sono i temi affrontati con intensità senza però scadere in vacui sentimentalismi dai due registi, entrambi al loro esordio cinematografico. L'amore fra uomini che ritraggono è un amore istintivo, a volte leggermente brutale, forse perché a lungo incofessato. Gli odori sono sempre forti, che siano gli interni della macelleria o il sudore di quasi soli uomini che, inneggiando a idiozie, si radunano in teatri troppo angusti.

Eppure non mancano calore e dolcezza, tenerezza e stupore immezzo a questi peli, a questi tatuaggi, a questa barba lunga che sicuramente deve pizzicare tanto!
'
Aaron (Zohar Strauss) e Ezri (Ran Danker) in Eyes Wide Open - עיניים פקוחות
'

Sunday, July 04, 2010

Censura e dintorni...

'
'
L'approvazione della relazione di Stavros Lambrinidis (PSE, EL - 481 voti favorevoli, 25 contrari e 21 astensioni, 26 marzo 2009), con cui il Parlamento Europeo rileva che Internet «dà pieno significato alla definizione di libertà di espressione» sancita dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e «può rappresentare una straordinaria opportunità per rafforzare la cittadinanza attiva». Gli Stati membri sono chiamati a garantire che la libertà di espressione «non sia soggetta a restrizioni arbitrarie da parte della sfera pubblica e/o privata», e a «evitare tutte le misure legislative o amministrative che possono avere un effetto dissuasivo su ogni aspetto della libertà di espressione». Il Parlamento chiede al Consiglio di condannare la censura imposta dai governi al contenuto che può essere ricercato sui siti Internet, «soprattutto quando tali restrizioni possono avere un effetto dissuasivo sul discorso politico». Dovrebbe inoltre garantire che l'espressione di convinzioni politiche controverse su Internet «non sia perseguita penalmente».

Della sinistra e del centro-sinistra ho abbastanza anni per avere abbastanza confusione in testa: PCI, PDS, DS, (Quercia?), Ulivo, Unione, Margherita, PD... e qualche ricordo:

- La votazione in Senato, nel novembre 2007, durante la seduta n. 243, relativa all'emendamento 2.800 alla legge finanziaria, che prevedeva di abolire l'esenzione del pagamento dell'Ici sugli immobili di proprietà della chiesa cattolica. I senatori dell'allora neonato Partito Democratico votarono tutti compatti contro l'emendamento, senza menzionare la posizione della sinistra estrema, i laici di Rifondazione Comunista... 
- La posizione di Francesco Rutelli sui DICO: "I Dico sono una questione importante, ma dobbiamo parlare anche delle cose che interessano agli italiani", e la posizione della senatrice Paola Binetti: "l'omosessualità è una devianza", come dimenticarla?
- Il no alla commissione d'inchiesta sul G8 grazie al voto contrario dell'Udeur e dell'Idv.
'

Sunday, June 27, 2010

Much ado about nothing...

'
João Gabriel Vasconcelos e Rafael Cardoso si amano in Do Começo ao Fim
'
Ieri sera al Festival Mix del cinema gay lesbico, Milano si è scoperta sorprendentemente lusofila al punto che molti e molte, a causa del sovraffollamento, hanno dovuto rinunciare ad assistere al film in programmazione. Ahimè, arrivato all'ultimo momento, anch'io ho subìto questa sorte. Rientrato a casa, piuttosto contrariato, ho provveduto a supplire con le meraviglie che la tecnologia odierna offre a chi non si cura troppo dei diritti di autore e ora posso affermare che non tutto il male viene per nuocere... otto euro da spendere meglio!

Dall'inizio alla fine Do começo ao Fim non ha né capo né coda.

A Rio de Janeiro, Julieta è una donna medico di vedute aperte, divorziata e risposata, madre di due figli Francisco e Thomás, primo e secondo letto, sei anni di differenza. Intrattiene ancora ottimi rapporti con Pedro, il padre di Francisco, e ha accolto nella sua casa Rosa, la sua migliore amica, che prima di lei aveva avuto una breve relazione proprio con Pedro. Alexandre, un architetto, è l'attuale compagno di Julieta nonché padre di Thomás. Un'infanzia felice senza alcuna tensione è quella che vivono i due bambini molto affettuosi uno verso l'altro, per i due papà forse troppo, che d'un tratto ritroviamo a dieci anni di distanza, alla morte della madre per un incidente d'automobile, fattisi giovanotti atletici e perfetti, ma non solo: anche innamoratissimi uno dell'altro.

Omosessualità e incesto in un botto! Peccato che i novanta minuti del film non offrano in realtà alcun momento problematico, di scoperta, di dubbio, di crisi, di conflitto interiore, nulla è messo in discussione, mai. Tutto è naturale anche quando è impossibile che lo sia: la relazione incestuosa tra i due fratellastri, per esempio, non desta il minimo segno di condanna o di stupore da parte dell'allenatore di nuoto di Thomás che non solo ne prende atto ma usa mille attenzioni per annunciare a Francisco che il fratello è stato selezionato per gli allenamenti olimpionici che si terranno in Russia, sapendo che questa separazione sarebbe stata traumatica per i due amanti. I due protagonisti crescono e lo spettatore è privato di uno dei momenti di maggior potenziale  del film, quello del risveglio della sessualità nei due ragazzi, il passaggio dal sentimento fraterno di protezione e di affetto a quello di vera e propria attrazione fisica. Aver rimosso ogni difficoltà rende la storia poco verosimile e molto fragile. Tutto è ripreso e avviene sempre letteralmente sotto la luce del sole, anche le scene di amore e sesso. Bellissime ma troppo simili a spot pubblicitari di creme per il corpo.

In Brasile il film fece parlare tanto di sè prima dell'uscita nelle sale, anche perché, non autorizzato, girava in rete questo filmato di prova. A me è sembrata un'occasione persa, l'ennesima estetizzazione di quella parte glamour del mondo gay che vuole tenersi lontana da qualsiasi dibattito, da qualsiasi lotta. 
'

Thursday, June 24, 2010

Campioni del mondo...

'
'
"Dov’e’ il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perche’ negli asili nido non c’e’ posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell’Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perche’ falliti? Dov’e’ questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare?

Quell’Italia esiste. Ma il tg1 l’ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.

L’Italia che vive una drammatica crisi sociale e’ finita nel binario morto della nostra indifferenza."
 
(Dalla lettera di dimissioni Marialuisa Busi indirizzata a Augusto Minzolini.)

* * * 
 
Ricordiamo ancora del 2006 quell' "accoglienza trionfale riservata ai campionissimi all'aeroporto militare di Pratica di Mare e arricchita anche dalle evoluzioni delle Frecce Tricolori, che hanno dedicato una nuova figura agli azzurri, denominata «Berlino 2006». Quando si apre il portello il primo giocatore ad apparire sulla scaletta è capitan Cannavaro, con la Coppa, accanto a lui Marcello Lippi e il capo delegazione, Giancarlo Abete. Poi via via tutti gli altri. Giocatori mischiati a dirigenti, mogli e fidanzate. Buffon, giudicato il miglior portiere del Mondiale, con occhialoni da sole. Quindi Zambrotta, e poi ancora Gattuso che sfoggia un nuovo taglio di capelli alla marines. Rasato a zero è anche De Rossi. Un sorridente Del Piero è tra i primi a fermarsi a parlare con i giornalisti: «È un grande emozione, ora vogliamo festeggiare».
 
[...] Il pullman con la nazionale entra successivamente nella zona del centro di Roma dirigendosi tra due ali di folla in festa verso Palazzo Chigi dove a ricevere la squadra è il premier Prodi. Il Professore accoglie gli azzurri in piazza Colonna, con lui ci sono tra gli altri i vicepremier D'Alema e Rutelli e il ministro per lo sport Melandri. Il premier va quindi incontro a Cannavaro e insieme a lui alza la Coppa al cielo. Entusiasmo indescrivibile tra i presenti: giornalisti, dipendenti, visitatori, autorità. Poi, nel cortile del palazzo, la banda dei carabinieri attacca l'inno di Mameli e i calciatori iniziano a cantare. La piccola folla presente si unisce, ne nasce un momento emozionante."
 
Romano Prodi era lì con il suo faccione a dire che avrebbe governato per cinque anni...
 
Oggi, finita per l'Italia l'avventura del campionato mondiale di calcio 2010, gli italiani e le italiane si sveglieranno dal torpore? Temo proprio di no, rimane la magra consolazione che l'attuale capo del governo non potrà, come quello precedente fece, usare la vittoria ad un campionato di calcio e il titolo di campioni del mondo (di che mondo poi...) per dire che siamo un Grande Paese...
'

Coppie s-coppiate, spaccate, specchiate e un film...

'
'
Sulle coppie, etero o gay che siano, sono manifestamente cinico, molto cinico. Al punto che, a volte, quando mi dicono che una coppia si è sfasciata, (soprattutto se di quelle solide, pluridecennali, che nessuno se lo sarebbe immaginato),  vorrei mandare ad ognuno/a dei due un bigliettino di congratulazioni per il felice evento. 

A me le coppie non piacciono. A me piacciono gli individui, uomini o donne che siano: etero, lesbiche, gay, trans, intersex, queer o mix quello che più vi piace basta che siano individui.

Capita spesso che di fronte a una coppia io mi senta in imbarazzo, perché mi trovo di fronte a un'entità indistinta, composta da due soggetti indifferenziabili, accozzati fra loro, indistricabilmente associati: rivolgendomi a uno, con mio orrore, a volte mi risponde l'altro, sostuituendosi, rubando la parola e l'istante al compagno o compagna. L'ammutolit* a volte mostra una certa insofferenza per l'ingerenza dell'amat*, altre volte invece si dà il caso che ne sia più che felice, è bello avere un compagn* che ti solleva persino dal dovere aprire bocca, che fa proprio tutto per te, che al bisogno ti rimpiazza...

La coppia allora è questo? Mi metto insieme a qualcuno per semplificarmi la vita, al punto anche da perdere all'occorenza la mia identità? A me vengono i brividi, a qualcuno però piace così. 

Pasolini definiva il matrimonio «piccolo patto criminale» o «grigio e affrettato rito funebre»...

Partendo dal presupposto che tutti i cittadini e cittadine di una nazione civile debbano assolutamente avere eguali diritti e doveri, a me fa specie il desiderio, l'aspirazione all'uniformazione di certuni e certune (fino a pochi decenni fa erano demonizzati al punto da dover vivere i loro desideri in totale clandestinità) che oggi vorrebbero, nei casi più estremi, sposarsi addirittura in chiesa. Masochismo al quadrato. A mio avviso sono vittime di una vera e propria campagna normalizzatrice perpetrata affinché il potenziale rivoluzionario di cui sono sempre portatori i "diversi" venisse completamente neutralizzato. I "valori" di tutti devono essere standard, se questi tutti li si vuole comodamente controllare, e il miglior metodo per controllare chi è "diverso" è normalizzarlo e assorbirlo, quale miglior cosa quindi se non indurre in gay e lesbiche il desiderio di coppia stabile, istituzionalizzata, che va in vacanza assieme ad altre coppie (i famosi multipli di due delle agenzie viaggio e dei tour operator), che compra la macchina nuova ogni due anni, che festeggia l'anniversario di matrimonio dei suoceri e via discorrendo...? Il mondo è stato ridotto a un grande mercato e in coppia si spende di più!

Why all these rantings you may ask?

Le sequoie... la risposta sono le sequoie di Redwoods, il film che ho avuto la malaugurata idea di andare a vedere ieri sera al Festival Mix del cinema gay lesbico a Milano.

In s-coppia da sette anni, immersi nello scenario dei parchi nazionali californiani, Everett comincia davvero a stancarsi di suo marito Miles, un precisino maniaco-ossessivo. Immezzo a loro c'è un figlio, un ragazzino autistico, nessuno ci dice da dove sia arrivato, sta solo lì immezzo. Poi, mentre Miles e il ragazzino partono per Seattle, non si capisce bene perché, sbuca fuori Chase, un aspirante scrittore, chiede un'indicazione stradale a Everett, il giorno successivo si incontrano in un negozio di antiquariato e il giorno appresso a quello si rotolano fra lenzuola a righe colorate giurandosi amore eterno. L'idilio dura meno di una settimana, Miles e il ragazzino anticiperanno il loro rientro, nonostante i giorni siano contati Everett riesce a: portare a cena Chase dai suoi genitori, fare incredibili passeggiate in montagna, andare a pesca, sguazzare nei laghetti, mangiare cinese dal take away raggomitolati sul divano, leggere le bozze del romanzo di Chase e molto altro... A cena la mamma chiaramente si invaghisce subito del nuovo amico di suo figlio, meno rompiballe e più easygoing del genero ufficiale..., Chase l'aiuterà persino a rigovernare e asciugare le stoviglie, al primo invito a casa! Al rientro del marito l'abbozzo di una fuga verso la libertà, poi il ritorno al dovere e al buon senso per Everett. Cinque anni dopo, lo spettatore ormai esausto, scopre che i due vivono ancora insieme, infelici e scontenti, il bello e tenebroso Chase invece è morto a causa di un tumore fulminante. Il finale è condito dall'apertura di uno scrigno di legno, primi piani al lucchetto e alla chiavina, foto ricordo e l'edizione stampata del romanzo, forse postumo, all'interno.

Se non state ancora dormendo, bevetevelo un buon caffè, da soli o in compagnia, purché sia Latazza... :)
'

Sunday, June 13, 2010

Un post triste...

'
'
Cari lettori e care lettrici,

prima di leggere questo post vi prego di leggere attentamente, molto attentamente e fino in fondo, questo di post ed eventualmente la prima parte che lo precedeva. 

Poi leggete quest'altra terribile notizia. Il barbaro assassinio da parte di due agenti della polizia egiziana nei confronti di un giovane alessandrino, Khaled Mohammed Said Al Sobhy Qasem. Massacrato pochi giorni fa perché si era rifiutato di produrre un documento di identificazione durante un controllo all'interno di un cyber café di Alessandria d'Egitto. Trascinato fuori dal negozio è stato pestato a sangue, senza pietà, fino alla morte. L'atto barbaro ha fatto insorgere altri momenti e movimenti di protesta di fronte al commissariato di polizia di Sidi Gaber (da cui i due agenti dipendevano), che hanno portato ad  arresti e ulteriori maltrattamenti. Ufficialmente la morte è stata causata dall'abuso di sostanze stupefacenti di cui il malcapitato "faceva uso e a sua volta spacciava". Conseguenze per gli agenti: al momento nessuna. Il fratello della vittima è titolare di passaporto statunitense e forse solo per questo ha avuto il coraggio di sporgere una denuncia, sarà difeso da un avvocato e ha potuto rendere nota questa notizia senza a sua volta essere stato fatto fuori. In Egitto, in nome di una legge per l'emergenza e la tutela dell'ordine nazionale che vige ormai da oltre trent'anni, tutto è possibile.

Se siete arrivati fin qui, ora leggete questa notizia. Le autorità poliziesche di hamas, i militanti islamici sciiti democraticamente eletti a Gaza, hanno raso al suolo dozzine di case di palestinesi, lasciando interdetti i residenti, ora senza tetto: "Ci avevano promesso riforme e cambiamenti - invece hanno distrutto le nostre case" Miasar Gan, 54 anni. Nazira Abu Jara, 56 anni, ha dichiarato che polizziotte con il velo l'hanno bastonata finché non ha abbandonato la propria abitazione seguita dal marito e dai due figli. "I vicini ci aiutano con l'elemosina, ma non abbiamo soldi per costruire una nuova casa".

E secondo voi per quale ragione centinaia di migranti dell'Africa sub-sahariana rischiano la loro vita per raggiungere Israele?

Come tutte le democrazie del mondo anche quella di Israele non è perfetta, e teniamo presente che vive, praticamente, in stato di assedio dal giorno successivo alla sua fondazione. Ehud Barak, Ministro della Difesa, ha ben detto: "There is no pity or respect for the weak in the Middle East; whoever is incapable of defending himself does not get a second chance", e tutti noi sappiamo che tipi di governi sono quelli capeggiati dai signori qui a fianco! Pensando ai detrattori occidentali, a tutti i costi, di Israele, mi chiedo che destìno pensano che avrebbe la Palestina, una volta liberata, finalmente, dall'invasore cattivo? Ma questi signori e signore conoscono, hanno parlato con chi è costretto a subire soprusi di ogni genere vivendo in una di quelle dittature?

Vi invito a leggere un'altra notizia: l'11 giugno scorso, a Tel Aviv, migliaia di persone hanno preso parte al Gay Pride, fra cui anche diversi esponenti di spicco del mondo politico israeliano che non hanno paura, come dalle nostre parti, di difendere pubblicamente i diritti di tutti. Che ne dite di quest'altro esempio antidemocratico in terra di Israele?

Gli esempi che anche la nostra di democrazia non è certo perfetta si sprecano, uno fra i tanti: in questi giorni, in Italia, a nord come a sud, assistiamo a inquietanti episodi di omofobia, e ancor più inquietante è che non sia passata una specifica legge che proteggesse i gay da reati mossi a partire da questo schifoso movente che dovrebbe essere ovviamente considerato un fattore aggravante.  

Invito pertanto i signori e le signore di sinistra a tutti costi, anti-americani a tutti i costi (con l'ipod in tasca e le nike ai piedi), anti-Israele per partito preso, a riflettere e a studiare, a documentarsi, a leggere articoli della stampa estera, volumi e volumi di storia, a studiare, a conoscere e ad amare le lingue straniere, possibilmente l'arabo e l'ebraico, a viaggiare con gli occhi e le orecchie aperte evitando i tour operator e i villaggi turistici, a non essere superficiali e a non avere idee preconcette. Ché rischiano d'essere presi per degli stupidotti e delle stupidotte.

Grazie per la pazienza che ancora una volta mi avete accordato,

d.
'

Tuesday, June 08, 2010

Ajami - עג'מי‎ - عجمي‎

'
'
Tel Aviv-Yafo chissà se mai la visiterò. Di certo, ormai, mi conviene aspettare il rilascio di un nuovo e immacolato passaporto. I numerosi visti, multipli e spesso di cortesia, per paesi come Siria, Libia, Kuwait, Qatar, Giordania, Egitto, Marocco e Tunisia renderebbero tutt'altro che piacevole il mio passaggio attraverso l'Immigration & Customs...

Per fortuna però che la cinematografia israeliana è ricca e negli ultimi anni non mi sono risparmiato per supplire a un vero viaggio in Israele: Girafot (Giraffe) di Tzahi Grad, Nissuim fictivim (Matrimonio fittizio) di Hayim Bouzaglo, Ha-haym al pi Agfa (La vita secondo Agfa) di Assi Dayan, Shnat Efes (Anno Zero) di Joseph Pitchhadze, The Syrian Bride (La sposa siriana) e Lemon Tree (Il giardino dei limoni) di Eran Riklis sono alcuni dei film visti che ancora ricordo.

Settimana scorsa a Utrecht è stata la volta di Ajami per la regia di Scandar Copti e Yaron Shani, il primo cristiano-arabo-israeliano, il secondo ebreo-israeliano.

Ajami è il nome di un sobborgo degradato e "multi-etnico" di Jaffa dove convivono forzatamente arabi ed ebrei, cristiani e musulmani, persone oneste e spacciatori e criminali, ricchi e poveri, dove si condensano storie e drammi quotidiani. La trama del film ha inizio con l'uccisione di un ragazzino per un regolamento di conti fra bande di spacciatori. I killer però confondono un fratello per un altro, da qui si innesca una lunga serie di ritorsioni e vendette. Cinque storie si intrecciano e ci vengono narrate da diversi punti di vista e di partenza. La realtà è contorta, la verità multipla e questo film-quasi-documentario riesce bene nel suo tentativo di mostrarcelo. Non ci sono buoni o cattivi, vittime o colpevoli, e la vita, quella vera è sempre più complessa dell'agenda politica di alcuni facinorosi sedicenti attivisti pacifisti...

Il conflitto c'è ed è ben rappresentato ma non si limita alla superficiale separazione fra arabi e israeliani, qui troviamo arabi cristiani e arabi musulmani, arabi con cittadinanza israeliana e arabi clandestini, arabi inurbati e beduini delle campagne, ricchi e poveri in ognuna delle categorie, tutti in conflitto fra loro. Insomma un vero e proprio incubo per l'Israel Tourism Board che a fatica ci vuole vendere il paese come meta di sole e mare, di falafel e spiagge gay-friendly...

L'amore fra una cristiana e un musulmano finisce male, la polizia generalmente è corrotta, i fratelli cadono da soldati o sono uccisi dalla faida delle cosche, i papà sono brutti e cattivi, tutti sono fragili ma giocano a fare i duri: siamo in medio oriente e un maschio deve essere ancora un maschio anche se vorrebbe piangere per la madre malata.

La lingua è quella autentica, l'arabo della strada che in Israele è continuamente colorito da espressioni ebraiche, i sottotitoli in olandese sono stati provvidenziali dove proprio non arrivavano le mie conoscenze del parlato. Gli attori, quasi tutti non professionisti, donano al film autenticità e immediatezza.

Meritati tutti i premi e i riconoscimenti che il film ha ricevuto, consiglio di non perderlo, anche se purtroppo in Italia o non arriverà o bisognerà attendere qualche specifica rassegna per non vederlo massacrato dal doppiaggio.
'