The world may be known Without leaving the house;
The Sky may be seen Apart from the windows.
The further you go, The less you will know.

Thursday, June 04, 2015

Oh my, oh my...! Hipsterish Milan...

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©photo: Basil Green Pencil
The Boidem a Milano, bistrot evoluto post etnico non ristorante, si autodefinisce con lo slogan "Food - Fashion - TLV" e ti accoglie come fosse la casa di una vecchia nonna o della tua zia zitella che raramente andresti a trovare. Tutto è tremendamente pulito però, i lampadari anni sessanta luccicano e le camicette assortite appese ai racks sanno di pulito e fungono da separé fra un tavolo e l'altro.

Veniamo accolti da un lumberjack a pieno titolo: barbone, camicia a scacchi, jeans sdruciti e fare molto delicato. Dico che ho una prenotazione e faccio seguire il mio nome, mi guarda attonito e attende, finalmente mi fa capire che vuol sapere attraverso quale app., quale sito o quale altro marchingegno io abbia prenotato. Pronuncio le due paroline "mi", "siedo" seguite da "punto" e da "com". Il suo sguardo da interrogativo ora si fa cupo, un secondo dopo ci indica il peggiore dei tavoli a disposizione, in fondo in fondo, di fronte alla cucina e alle toilette. Riesco ad ottenere di sederci quantomeno al secondo tavolo meno peggiore, quello a noi destinato toccherà una mezz'ora dopo a un gruppo di quattro persone più spensierate.

Il menu ci viene presentato su dei fogli A4, fotocopie a colori piegate in tre, ormai laceri e consunti. La carta dei vini è invece un formato A5 scritta a mano e sempre fotocopiata sui toni del marron, non la degniamo di uno sguardo, l'acqua è e sempre sarà the best drink in the world.

Il cameriere-padrone di casa ci avvisa subito: "non abbiamo i mazetim", il mix di antipasti tipico della cucina israelo-greco-turco-siro-medioriental-libano-palestinese. Superiamo la delusione e esaminiamo il resto, purtroppo quasi tutti i primi contengono o uova o melanzane o funghi o pomidoro, pietanze che non mangio e che non mi sono particolarmente gradite, getto un occhio sui dolci, pregustando quella che prevedo sarà l'unica vera soddisfazione del palato.

Scegliamo come primo parsa (polpette di zucchine e porri con funghi e yogurt di capra) e burektim (pasta sfoglia ripiena di delicato formaggio alle erbe) con contorno di hummous e tahina.

Tutto il menu è vegetariano, cucinato amorevolmente, ingredienti di prima scelta, biologici e a kilometro zero, a me è sembrata una cucina molto francese che strizza l'occhio al Proche Orient, come la diplomazia d'Oltralpe di fine ottocento chiamava il Medio Oriente, senza raggiungere vette di rilievo. Di Tel Aviv il sapore c'è ma quello che a me piace meno, quello dei locali molto su di Rothschild Boulevard per intenderci.

L'atmosfera è pur sempre piacevole, per quanto il servizio sia un po' freddo, e il locale molto tranquillo, il dedalo intricato della Milano medievale non si smentisce mai e ci regala un altro indirizzo, per ora almeno, poco noto ai più... Ma a che prezzi: antipasti a sette euro, primi a quattordici, secondi a diciassette, e dolci a otto... 

Arriva il momento del dolce, optiamo per una fetta di halva ingegnosamente farcita quindi congelata e per una fetta di strudel all'albicocca: buona la prima, deludente la seconda.

Tutto sommato non credo che tornerò a The Boidem, troppo stylish, troppo finto, troppo qua si fa tendenza e poi, se permettete, tovaglioli di carta e superfici di nuda formica, bicchieroni di vetraccio e sedie spaiate li avevamo già visti da bambini nei bar di campagna dove ora non osiamo più entrare. Ma si sa la clientèle radical-milanese è sempre in cerca di nuovo e di "emozioni forti" e qui può assaporare qualche spezia sconosciuta acquistando una camicetta o un soprammobile vintage, perché tutto quel che vedi è in vendita al The Boidem. Curiosità: leggende metropolitane narrano che Michal Levy, la chef con cui il bistrot è partito, se ne sia andata sbattendo la porta a causa di accordi economici non rispettati...
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Friday, May 15, 2015

Expo Milano 2015, il passato è servito...

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A metà strada tra un moderno luna park
e il lungomare di Riccione,
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L'Esposizione universale del 2015 accoglie il visitatore in una atmosfera di apparente quiete: un boschetto di graziosi alberelli di recentissima piantumaizone (ingresso ovest Porta Triulza, quello della metropolitana e del passante ferroviario), precede l'infinita serie di sportelli e tornelli, di code e controlli.

Poi finalmente si entra.

Primo scoglio: il grande Padiglione Zero, di nome e di fatto, presenta una parte dell'itinerario ONU all'esposizione universale: Uniti per un mondo sostenibile... Attraversando l'allestimento di una posticcia Library of Congress, piena di cassetti di fantomatici schedari, si passa ad un salone psichedelico in cui si è accecati da video e dati che mitragliano gli occhi ancora accecati da questo sole di maggio... Si va avanti ed è la volta di un ponticello che costeggia la riproduzione di una specie di vallata, tutta in compensato, che di maquette in maquette riproduce le configurazioni varie del territorio terrestre abitato dall'essere cosiddetto "umano": abbiamo la ridente campagna con qualche catapecchia e tanti campi, terreni agricoli sfruttati industrialmente, poi qualche paesaggio austriaco o bavarese che si alterna a quello massimamente sfruttato della banana blu e per finire in bellezza la passeggiatina sul bucolico ponticello, ci si affaccia su New York con i suoi strabilianti grattacieli vecchi e nuovi sempre di compensato. Chiedo come poter uscire da questa trappola di cinquemila metri quadri e un addetto prontamente mi risponde che sono obbligato a seguire e terminare tutto il percorso che è stato disegnato per il visitatore... Sotto una nuova cupola mi tocca subire una parata di animali da cortile, dalle galline agli asinelli, dalle oche alle pecorelle fino ad imrpobabili pavoni, tutti in carton gesso e l'insieme sempre condito da display che, sopra le nostre teste, sputano dati in rosso sull'alimentazione o meglio sulla non-alimentazone nel mondo.

Finalmente libero da questo zero di padiglione, riprendo la retta via denominata "decumano" (le lunghe mani di Roma sull'Expo ce le misero il giorno stesso in cui a Parigi fu decretata la vittoria di Milano e l'immane sforzo meneghino di donna Letizia, si trasformò da "è una cosa di Milano" in "è una cosa che riguarda l'Itaglia"...) e procedo verso la mia meta che tarderò a raggiungere incuriosito e distratto da mille altre sollecitazioni sul percorso.

Visito il padiglione del Bahrein: discreto e sottotono, tutto è bianco calce ad eccezione delle colorate sedie nell'area ristoro. In bella mostra esemplari di piante del deserto e qualche reperto archeologico, apprezzabili la calma e il sorridente barman, unassuming young man.

Quindi è la volta del Bangladesh: sembra di essere a metà fra il take away indiano all'inizio di Corso di Porta Romana e il negozio di chincaglierie asiatiche all'angolo tra via Castaldi e via Tadino.

Cambogia: ricercato negozio di souvenir, ricco di artigianato locale, argento, seta e tanta gentilezza orientale, mi viene quasi voglia di programmare un viaggio.

Vietnam: qui regna la pace, lignei buddha profumati, magnifici manufatti intagliati e  ceramiche di un certo valore sono in bella mostra, peccato per le riproduzioni kitsch di non meglio identificate divinità immerse nel finto laghetto all'ingresso.

Brunei: vintage style design e tanta fuffa, grande foto del sultano con poster luminoso del suo lungo saluto, the royal address... in vetrina i prodotti alimentari destinati all'esportazione e confezionati in packaging raccapriccianti.


Ivri Lider
Isarel Pavillion, Expo Milan 2015
12 May 2015
Si è fatta l'ora e filo dritto al Padiglione di Israele per l'inaugurazione. In realtà è aperto da diversi giorni e ha già avuto un grande successo di visitatori... Tutto è molto cool come gli israeliani sanno essere, perfino durante la cerimonia di apposizione della mezuzah alla parete. Ci vengono fatti sorbire un show e un filmato, rispettivamente sull'ospitalità mediorientale e sull'avanguardia di ricerca e tecniche agricole in Israele. Landmark del padiglione è il "vertical field", una parete inclinata coltivata a grano e qualche altro cereale a me ignoto, decantata come setting ideale per migliaia di selfies passati e futuri... segue rinfresco kasher in compagnia di un'attrice israeliana a me ignota, Morana Atias, nell'attesa del concerto di Ivri Lider che, purtroppo, in realtà non canterà, dirigendo invece un cacofonico djset molto gradito a ragazze e ragazzini di passaggio. 

Mi resta ancora del tempo.

Inevitabile selfie...
Ragioni affettive mi calamitano verso il contributo dei Paesi Bassi a questa Esposizione Universale alla periferia di Milano. E si ritorna all'idea del parco dei divertimenti: uno spiazzo ristoro, antistante il padiglione, è allestito con vecchi volskwagen e begli olandesi che ti servono, a caro prezzo, worstenbroodjes en Nederlandse bieren... Dopo un sorriso e un goedenavond  ho accesso a un vero e proprio labirinto di specchi, qualche scritta sulle pareti, qualche video e strani oggetti sul pavimento dovrebbero illustrare quel che accade nelle terre strappate al Mare del Nord in tema di agricoltura e sviluppo. Scegliete voi a seconda dell'età: Varesine o Gardaland, l'è istess... 


Il richiamo all'alveare
British Pavillion, Expo Milan 2015
Gran Bretagna: un concentrato di bellezza e un'idea chiara, le api stanno scomparendo e noi le seguiremmo a ruota, quindi tanto prato e tanti fiori, chissà se le api arriveranno... Nell'attesa, al secondo piano, un grande bar per consumare birra e patatine. Da un tavolino mi chiamano, è una ex collega dei tempi che furono, impossibile non tornare con i ricordi al 2006, quando tutto questo cancan cominciò in un corridoio al piano nobile di Palazzo Marino, per poi prendere maggior forma nei mesi che seguirono in un salotto della Milano bene. I no-expo, con qualche nome diverso, erano sicuramente impegnati da altre nobili cause. 

Francia: si torna al bombardamento dei sensi, si accede attraverso un labirinto alla Versailles (dei poveri), stile potager du roy, si entra e si è travolti da installazioni video, caschi luminosi nei quali infilare la testa, suoni assordanti, installazioni sospese e penzolanti mi minacciano... vorrei uscire e mi ritrovo nello shop, sorprendentemente vendono piccole teiere dal design molto poco gallico e decisamente d'oltremanica: prezzo 95,00 Euro cad.

Emirati Arabi Uniti: il padiglione è firmato da uno dei più noti architetti star del momento, è stato fra i più pubblicizzati ed è fra i più visitati. Vuole riprodurre il paessaggio del deserto, un canyon fra le dune. E' imponente, ricorda molto alla lontana quello che si prova addentrandosi fra le rocce di Petra, in Giordania. L'architetto vuole impressionare, lasciare un "segno forte", essere originale a ogni costo e il committente può permetterselo. Il risultato, come sempre in questi casi, mi lascia indifferente, l'effetto è posticcio e molto "computerizzato". Il padiglione una volta smontato verrà ricostruito a Dubai per la prossima fiera. Si prosegue, dopo una certa attesa, all'interno di un auditorium multiensoriale (i sedili vibrano e ti scuotono assecondando le scene sullo schermo), dove viene proiettato un videoclip di terz'ordine: otto minuti di effetti speciali e di  buoni sentimenti molto lontani dalla realtà che si vive nei Paesi del Golfo. Scappo via prima che cominci il secondo filmato.

Brasile: ha molto successo anche questo padiglione la cui principale attrazione è una rete sospesa, da circo equestre, sulla quale i visitatori camminando, a detta degli ideatori, possono provare la sensazione di trovarsi in Amazzonia... al di sotto della rete si sbirciano casse di legno con piantine tropicali che devono ancora crescere molto per darci l'idea di foresta tropicale!

Vedo moltituduni di ragazzi piuttosto giovani divertirsi genuinamente, nei padiglioni e sorpattutto fra i padiglioni, dove sono strategicamente piazzate decine di esercizi commmerciali: bar, gelaterie, caffetterie, cioccolaterie etc. tutti attrezzati per diffondere, dopo le 20.30 circa, assordante musica pseudo techno che attira clienti come moscerini all'uva marcia. Panem et circenses con la differenza che oggi, cibo e intrattenimento, sono riusciti pure a farseli pagare profumatamente dal popolo.

Concludo il mio tour de force alla Cascina Triulza comprando specialità siciliane, e mi sembra di essere tornato al paese.

Un interessante approfondimento, di spietata e clinica lucidità: qui.
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Saturday, June 29, 2013

L'idea di un viaggio. Malta?

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L'idea di un viaggio a Malta mi intrigava da tempo. Le immagini con le quali promuovono La Valletta però mi avevano sempre fatto rinunciare all'imminenza di togliermi questo sfizio. Albergacci orrendi uno infil'all'altro, colate di cemento diqqua e dillà. "No -mi dicevo- meglio evitare una delusione. E lasciare intatta un'idea". Così ho posticipato per anni il viaggio in cerca di qualcosa nella terra che fu dei cavalieri di San Giovanni, e di molti altri se per quello, dai fenici in poi...
Complici diversi fattori, fra cui la mancanza di tempo per organizzare qualcosa di più articolato, un'allettante tariffa aera della compagnia di bandiera (non la nostra... Air Malta of course), il desiderio un po' perverso di vedere confermati i miei dubbi, ed eccomi qui a Gozo. Una delle tre isole di questo aricpelago "sovrano" di se stesso, ma ormai anch'esso succube di Ang(h)ela M...
Tutti i miei presentimenti si sono puntualmente manifestati sotto i diversi tipi di scempi che mi aspettavo. Speculazione edilizia, traffico di automobili e, salvo rare eccezioni, tanta bruttezza anche nei più sperduti dei villaggi. Il tratto tipicamente mediterraneo del non sapere, del non volere e a volte del non potere muoversi senz'automobile o altro mezzo privato a motore qui trova la sua piena conferma.
La possibilità di passare anche una sola notte sull'isola di Malta l'ho scartata ancora prima di partire, sfogliando le pagine di una dettagliata guida, comodamente seduto sul sofà di casa.
Compagnia aerea, aeroporto internazionale seppur di dimensioni ridotte, efficienza della capillare ed economica rete di trasporto pubblico rendono comunque accettabile se non piacevole l'arrivo. A qualcosa aderire all'Unione Europea serve.
Dal capolinea dei bus dell'aeroporto prendo l'X1 che mi porterà direttamente allo scalo dei traghetti, L-lmğarr Vapur, per le isole di Ghawdex (Gozo) e Camun (Comino). Il traghetto di linea per Gozo ha la particolarità di essere gratuito all'andata e a pagamento per il ritorno.
La mia prima destinazione è Marsalforn, anonima e triste cittadina di mare sulla costa nord occidentale dell'isola. Al porto, dovendo attendere per circa tre quarti d'ora il bus che è appena partito, cedo alle lusinghe e alla relativa bellezza di Darren e mi concedo una corsa in taxi. Esito un po' inizialmente e contratto sul prezzo. A convicermi sono i suoi modi comunque gentili e mai insistenti e il suo accento italiano da turco. L'aspetto potrebbe essere quello di un tunisino o di un siciliano, l'età fra i venticinque e i trenta al massimo. Una tentazione, il va sans dire!
Di Marsalforn dirò soltanto che ho quasi assistito ad un omicidio, unica cosa degna di nota durante i miei gironi di permanenza lì. I ristoranti mediocri, il mare appena passabile, i marsalfornini scialbi. In definitiva non è che un luogo di villeggiatura e soprattutto di seconde case per i maltesi più o meno borghesi.
Ma torniamo all'omicidio. Del venditore ambulante. Costui, come la maggior parte di noi, sicuramente ignorava, mettendosi al mattino alla guida del suo furgoncino di panini e bibite scadenti, che quello sarebbe stato l'ultimo giorno della sua vita. Si piazza in un parcheggio sul non ancora affollato lungomare ma trova che un povero cedro libanese disturba la sua miglior collocazione. Quindi che fare? Semplice lo butta giù. Non so se a furia di furgoncinate o con altro istrumento. Fatto sta che un compaesano assiste e non gradisce. Ne nasce un diverbio. L'ambulante arrogante sembra avere la meglio e, scacciato il rompiscatole, prosegue indisturbato la magra attività rifocillatoria. Ma l'altro torna, in automobile questa volta. Ancora insulti, dal suono dolce però, dell'arabo frammisto al siciliano. Il venditore-forte-di-sé scende dal trabiccolo cuciniero e fa per dirigersi contro l'altro che fulmineo con la sua auto gli passa sopra ammazzandolo senza alcuno scampo o pietà. Il Malta Times online riporta la notizia  riferendo di un tree pruning issue e fra i commenti spiccano le parole onore, vendetta, giustizia, ambientalismo... Mi sono trovato a passare di lì poco dopo la dipartita di mezzi di soccorso e polizia. Il cedro sdradicato era rimasto desolatamente atterra, non degno di essere requisito quale evidenza, prova o causa scatenante il reato.
Alcune scorribande sull'isola mi hanno permesso di visitare Rabat, Xlendi, Ramla etc. Nulla di ciò che io cerco in una vacanza.
Ultima spoeranza rifugiarmi nel costoso resort sorto ad opera di un italiano una ventina d'anni fa sull'altopiano di una riserva naturale protetta chiamata Ta' Ćenć. E qui si apre un altro capitolo.
Ta' Ćenć è qualcosa di speciale per Gozo, essendo anche di recente riuscita a sopravvivere alla voracità dei real estate developers. Noise-pollution is non existent, un balsamo per le orecchie di noi cittadini. Il paesaggio si è fermato a un secolo fa: solo gariga e muretti a secco. Un paradiso per lucertole, biscioni e fauna avicola che qui, a differenza che nel resto del paese, non può essere cacciata. E i maltesi della loro passione per la caccia ne vanno fieri...
I gentili ospiti di questa struttura sono in linea di massima tutti general directors o chief executives di grandi aziende transnazionali, per la maggiorparte brittannici ma anche francesi, tedeschi e svizzeri. Qualche italiano, di profilo più basso c'è pure. Ognuno con distinta signora al fianco. A cena, casualmente, ho sentito ciò di cui discutono: titoli e azioni varî, partecipazioni in altre aziende, di come ormai viviamo tutti sotto controllo, in particolare di quanto siano sotto controllo i movimenti finanziari di qualsiasi natura o entità, delle diversità di routine fra la loro vacanza tipica a Aix e la vacanza di qui, del conto del ristorante giunto in quel momento: "cinquante euros". Per tenerlo sotto controllo divideranno un dessert in due, apple pie con sopra un'improbabilissima palla di gelato, mangiata via a colpi di forchettina.
Durante il giorno, a prima colazione, attorno alla piscina, nei saloni e nei lounge vari, ci si scambia un lieve cenno di saluto inclinando impercettibilmente il capo fra uomini. Le signore, più generose, un "Hullo!" a denti strettissimi riescono ancora a pronunciarlo. Non ci si mischia, non si parla con nessuno, non ci si fida di nessuno, si cerca, per quanto possibile, di restare invisibili. L'intera struttura dell'hotel è invisibile, sviluppato su di un altopiano in camere a solo pianterreno, di pietra, ricoperte di canne e di vite e altre piante di ogni genere. Un minuscolo pittogramma fa capire che è vietato l'uso del cellulare in tutti gli spazi comuni, nel restaurant, nei saloni e a bordo delle due piscine. Comunque sia non si vede nessuno degli ospiti farne uso nemmeno nelle vicinanze dell'albergo. Le persone veramente importanti non vengono evidentemente infastidite dall'odioso gadget che fa sentire importanti e indispensabili soltanto i tapini alle loro dipendenze.
Immergersi in questo paradiso artificiale può giovare per ovvi motivi, ma non bisogna dimenticare che il mondo che c'è là fuori (di sofferenza, di diritti negati e quant'altro) lo hanno disegnato e lo controllano quelle stesse persone di cui sopra e a cui sembra fare tanto orrore e paura...
Domani un volo di linea, in poche ore, riuscirà a riportarmi all'ordine?
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Saturday, June 22, 2013

Little bird's story

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Suddenly, I seen it on a street curb in desolate Marsalforn, on island Ghawdex, Malta, a little sparrow, few weeks old, tiny and fluffy, old enough to be determined to live yet defenceless and easy catch for the hungry random Mediterranean cat...


Methought what'll I do? Try to place it somewhere high: a balcony, a window sill. Its bird parents are probably looking for it, their flying-lessons audacious scoundrel.

If I take it in my hands they may smell the human touch and decide to forsake it. Terrible fate.

So I decide to go and leave it to its own devices. To its own life or death.

I hope for the best and it feels good.

It feels good.
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Friday, January 13, 2012

Piazza Fontana, addio!

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Venerdì 8 di Aprile 2011. "Per ripristinare la pavimentazione della storica Piazza sarà necessario rimuovere sei delle 23 piante di Sophora presenti. Le piante da rimuovere, tutte sottoposte ad attente verifiche da parte dei tecnici del settore, avvalendosi anche della collaborazione del prof. Ferrini dell’Università di Firenze e del Corpo Forestale dello Stato, sono risultate caratterizzate da problematiche fisiologiche ritenute incompatibili con operazioni di trapianto e/o salvaguardia. Le piante rimosse, saranno quindi sostituite con esemplari della medesima specie, aventi dimensioni 30/40 di circonferenza e 4/6 di altezza opportunamente allevate in vaso."

Questo il laconico "Comunicato" del Comune di Milano, meno di un anno fa. L'altroieri lo scempio si è concluso, l'unica minuscola isola verde nel centro di Milano è stata distrutta. Ogni esemplare di Sophora abbattuto, per dare corso ad una risistemazione che renderà Piazza Fontana più simile ad un parcheggio dell'Ikea che a un luogo da tutelare per più di una ragione.

Nella più totale e sonnecchiosa indifferrenza degli allora cosiddetti Verdi in Consiglio Comunale, la deliberazione di "ridisegnare" la storica piazza fu presa ai tempi della Giunta guidata dal Sindaco - Amministratrice di condominii Gabrielle Albertini, palese l'intenzione di eliminare tutti gli alberi (malati o meno), per servire gli interessi edilizi dei soliti fagocitatori di suolo e sottosuolo pubblico. Il primo lotto dei lavori, conclusosi da tempo, vide già l'abbattimento di tre meravigliosi esemplari di Sophora Japonica per dar spazio all'allargamento di uno squallido grand hotel per arrivés in cerca di notorietà.

La Giunta di Giuliano Pisapia annuncia la pedonalizzazione di Piazza Fontana ma tace sull'abbattimento degli unici esemplari di piante che davano rifugio e ristoro ad una ingente fauna avicola e rendevano sicuramente più affascinante la sosta attorno all'unica fontana di Milano degna di questo nome.  
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Wednesday, November 30, 2011

Io speriamo che l'Egitto se la cavi...

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Apri collegamento in una nuova scheda per visualizzare ingrandito.
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Monday, August 08, 2011

Obituary

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L'ultima volta che lo vidi fu a Sidi Bou Said, antico borgo arabo-andaluso a venti chilometri circa da Tunisi, oggi inflazionatissima località turistica. Era un mese di gennaio di parecchi anni fa, indossava un ampio cappotto di cammello, lo portava manco fosse una pelliccia di visone e lui una cortigiana dei tempi moderni. Ancora doveva compiere i suoi ottant'anni.

Il senatore, così bisognava chiamarlo, ebbi modo di incontrarlo e di parlargli in due distinte occasioni, a Tunisi, nella sua casa-museo. Con la complicità del guardiano, ragazzo di campagna, ebbi anche accesso ai suoi appartamenti privati: il grande letto era ornato da drappeggi e tendaggi di lino, tutto color panna, tutto molto delicato e al contempo ostentato.

Non mi piacque per nulla: affettatoartefattomanierato. Amava essere circondato solo da adulatori, guai a contraddirlo, seppur minimamente, anche per la più stupida delle cose. Tale padre, tale figlia, l'arabista, quella che pure ebbi il destino di conoscere. Raramente mi capitò di essere trattato così villanamente come da quei due. 

Oggi ho appreso che è stato barbaramente ucciso a ottantaquattro anni dal suo "cameriere" Saiful Islam: un ragazzo bengalese di ventun anni. Un conoscente dei due non riesce a darsi pace: "Non capisco cosa possa essere caduto. [Saiful] E' un ragazzo mite, educato, servizievole, che era molto legato a Ludovico. Mandava parte del suo stipendio alla famiglia, rimasta in Bangladesh, per mantenere agli studi il fratello. E' davvero una cosa inspiegabile". Il cameriere viene anche così descritto: "un giovane perbene che accudiva il senatore con dedizione e amore. Ricordo che lo accompagnava ovunque, quando andava a Palermo presso l'assessorato regionale gli portava la borsa. Poi lo accudiva con molta dedizione. Non so cosa sia potuto accadere per arrivare a uccidere il senatore per cui Saiful stravedeva. Negli ultimi mesi [il senatore] gli aveva persino pagato di tasca propria la scuola guida per prendere la patente. Non solo, lo aveva messo in regola. Insomma, Saiful aveva trovato una seconda casa". "Accudiva in maniera esemplare il senatore ed era ricambiato con affetto". "Gli investigatori [...] stanno ascoltando diverse persone, nella cerchia di amici ma anche di colleghi di lavoro, per capire se tra l'ex senatore e il domestico i rapporti andavano oltre quelli lavorativi. Se dietro al delitto, insomma, ci sia un movente passionale. L'ex senatore era un personaggio molto eccentrico, che vestiva in modo vistoso indossando cappelli a larghe falde e lunghe sciarpe bianche. Anche per questo motivo non passava di certo inosservato. Nel 1975 era stato vittima di un attentato intimidatorio [...]. Secondo gli atti dell'inchiesta nell'atto intimidatorio era coinvolto un giovane tunisino che aveva rapporti con l'esponente politico. A Gibellina era amato, quasi adorato."

Nei vari articoli apparsi tutti alludono: il personaggio eccentrico, il vistoso modo di vestire, l'antico caso del giovane tunisino, ma nessuno osa dire quello che è chiaro agli occhi di tutti. Questo ennesimo triste caso ricorda fin troppo da vicino quello del sessantaquattrenne vicario apostolico dell'Anatolia, assassinato a coltellate a Iskenderun, dal suo "autista e collaboratore fidato" ventiseienne nel giugno 2010.

A quando la fine dell'ipocrisia sui delitti a sfondo omosessuale?
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Thursday, June 02, 2011

Un'oca giuliva fuori dal Comune...

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Scortata da un vigile, ignorata da tutti, ieri, Letizia Moratti è uscita da Palazzo Marino e si spera dalla vita di tutti noi milanesi per sempre. Ha usato il portone secondario, l'accesso/uscita di servizio, quello dei fornitori e dei garzoni, quello del fioraio che ogni due o tre giorni le rinnovava i bouquet sulla scrivania, quello da cui è entrato e poi uscito il furgone dei traslochi che ha caricato i suoi scatoloni. I milanesi hanno deciso di rottamare la ricca e algida signora, la regina delle nevi, che non ti degnava mai di uno sguardo e nelle rare occasioni in cui lo faceva, ti stringeva la mano molle, molle. In mattinata, un breve saluto ai dipendenti di Palazzo Marino e ai suoi lacchè e collaboratori esterni (i famigerati consulenti d'oro rimasti in sella nonostante lo scandalo) che a breve si spera scompariranno insieme a lei, vere lacrime di coccodrillo incontenute. Una figura patetica, quella voce spezzata e i lacrimoni, per una che si è sempre spacciata grande manager, sapiente amministratrice... Costretta a lasciare ieri, in fretta e furia, per scongiurare la malaugurata ipotesi di ritrovarsi oggi in Piazza Duomo per le celebrazioni del 2 giugno. La sua "politica" tutta volta a favorire interessi privati e lobbistici, tutta incentrata negli accordi sotto banco presi nel salotto di casa sua e non nelle sedi istituzionali appropriate, la ha finalmente affossata. Il suo piacere ad essere attorniata da cortigiane e cicisbei l'ha fatta finire nel burrone senza che neppure se ne rendesse conto, vedere per credere: 
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...e noi da ieri ci sentiamo più leggeri!
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Monday, May 30, 2011

Postcard from Greece

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Una piacevole sorpresa il francobollo che mi hanno venduto all'ufficio postale dell'isola di Anafi.

Godo ancora pienamente dei benefici dovuti alle tre settimane passate in quasi assoluto isolamento sull'isola greca di Anafi, a poche ore di nave dalla più effervescente Santorini. Volutamente ho evitato un paese arabo o musulmano, ero tentato dal Marocco che non visito da parecchi anni ormai, ma poi ho pensato che no, che desideravo una meta dove poter godere di assoluta pace e serenità. E così è stato.


Ho letto qualcosa, ho camminato molto, ho nuotato in un mare da sogno, ho conosciuto tre ragazzi greci, dottorandi in biologia, futuri disoccupati a loro detta, una coppia di anziani austriaci di Graz, un po' tristi, e un quarantottenne tedesco, di Amburgo, molto taciturno, la cui moglie adora andare in moto di grossa cilidrata e che passano le vacanze, molto civilmente, ognuno per conto proprio. 


Soprattutto mi sono sentito libero di non fare nulla di speciale, di seguire i miei ritmi, di non rincorrere a tutti i costi "esperienze" da poter raccontare al rientro. Sono il volto di una persona, la sua espressione, la sua calma, al rientro dalle vacanze che ci raccontano "come è andata". 


Mentre ero via, in risposta ad un suo postho letto questo commento: "Noi privilegiati vacanzieri di questo decadente occidente ci rifugiamo nel viaggio al dichiarato scopo di evadere dal quotidiano più o meno opprimente e che al nostro rientro tuttavia ci attende inesorabile, facendo scontare con gli interessi l'ingenua illusione di aver arricchito la nostra esistenza con disagi da turisti 'intelligenti'..." che mi ha fatto riflettere. 


C'è modo è modo di viaggiare, c'è modo e modo di rientrare e affrontare il quotidiano che inesorabile ci attende, c'è modo e modo di arricchire la propria esistenza, ci sono illusioni e illusioni...


Viaggiare non è fuggire è piuttosto rincorrere e finalmente rincontrare se stessi, rientrare è riscoprire che il quotidiano ogni giorno è sempre diverso e per nulla inesorabile, la ricchezza è la consapevolezza che ci si deve e ci si sta preparando a mollare tutto. 


Ogni viaggio è un cambio di pelle, è una riscoperta di sé dentro di sé. 


Se si affronta un qualsiasi viaggio senza volersi mettere in discussione, se si vuole restare convinti delle proprie certezze, se si intendono solo "collezionare" luoghi, panorami e preconcetti, tanto vale starsene a casa propria.


Un viaggio che ti cambia la vita può anche essere uscire di casa per andare a comprare un pacchetto di patatine.
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Wednesday, April 27, 2011

Monday, April 25, 2011

Una scomoda verità...

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Unspeakable Love: Gay and lesbian life in the Middle East, by Brian Whitaker
Essere omosessuali in un paese arabo o musulmano può costare la vita, figuriamoci ostentare uno stile di vita apertamente gay. Farlo a Gaza equivale a volersi suicidare. Solo uno sprovveduto poteva non sapere questo. Non avevo mai sentito nemmeno parlare del cooperante italiano, sedicente pacifista, che ha incontrato una atroce morte proprio per mano di quelli che amava, ma mi è bastato poco, pochissimo per capire che dietro una fine così crudele si poteva nascondere un movente omofobo. Ho espresso in privato il mio dubbio ma sono stato subito tacciato di "vedere omosessuali dappertutto"... 

Nei giorni successivi però, la mia ipotesi ha trovato riscontro, più o meno esplicito, su diverse fonti:







Spiace constatare ancora una volta che nel nostro paese, intriso di preconcetti e falsi moralismi, parlare serenamente di omosessualità sia ancora un grande tabù. Allusioni, battute pruriginose e scherzi di pessimo gusto sono all'ordine del giorno, a destra come a sinistra, ma guai affrontare il tema dei "culattoni" senza qualche complice ammiccamento, persino alcuni gay si sentirebbero a disagio, tanta è l'omofobia introiettata.

Il tabù dei tabù in questi giorni imbavaglia la maggior parte dei nostri sedicenti giornalisti, in particolare quelli che servono e professano nelle testate di sinistra, che non osano dire una delle più probabili verità: Vittorio Arrigoni, duro e puro, tutto muscoli e tatuaggi, che lottava contro lo stato di Israele, è stato rapito e barbaramente ucciso dai "nostri" amici palestinesi perché molto probabilmente omosessuale.

Cito per intero le parole di Angelo Pezzana: "Un’abile regia, con la forte collaborazione di una madre per nulla interessata a capire cosa sia accaduto veramente al proprio figlio, dedita unicamente a salvaguardarne la memoria di eroe, di nemico di Israele, preoccupata persino di occultare quei «vizi occidentali» che sono costati, loro sì, forse, la vita di Vittorio. Se servirà allo scopo, potrà persino spuntare una “fidanzata” in lacrime per completare la figura del martire. Povero Arrigoni, a pochi chilometri da Gaza avrebbe trovato un Paese nel quale avrebbe potuto occuparsi del prossimo senza pagare con la vita la sua passione. Ma, come dicevamo all’inizio, difficile sapere davvero come è andata, la regia è stata molto attenta, e Arrigoni è diventato il martire che Hamas attendeva." 

Consiglio: "L'amore che non si può dire. Storie mediorientali di ragazzi e ragazze" di Brian Whitaker che fra le altre dà voce proprio ai gay palestinesi, costretti a rifugiarsi in Israele per poi venire sistematicamente accusati di collaborazionismo e rischiare di essere uccisi.

Vittorio è stato vittima della sua stessa ingenuità, ha creduto che bastava essere anti-sionista, anti-semita e anti-israeliano per conquistarsi affetto,  considerazione stima dai suoi interlocutori arabo-palestinesi-musulmani. Non sapeva invece che con i suoi tatuaggi ostentati e le sue canotte nere da combattente era un insulto vivente a tutti i valori dell'islàm più tradizionalista. Nessuno gli aveva spiegato che l'universo musulmano è un universo di sottomissione e obbedienza totali ad Allah, un universo d'ordine dal quale chiunque fuoriesca presto o tardi viene punito per mano di qualche mente deviata? Questi facinorosi cooperanti occidentali non sanno cosa veramente pensa di loro l'arabo della strada? No, non lo sanno, perché persino ora, e non si tratta del primo caso di attivista pro-palestinese ucciso da palestinesi, di fronte alla sconcertante realtà, negano l'evidenza, credendo e sostenendo tesi quanto mai assurde che dietro questo assassinio ci sia Israele...! Si lamentano perché ai funerali del trentaseienne, svoltisi alla velocità della luce, forse senza che venissero neppure approfondite le modalità della sua uccisione, non c'erano rappresentanti ufficiali del governo, alte cariche istituzionali, addirittura mancava il Presidente della Repubblica. Be', cari ragazzi che sognate una Palestina libera e spero democratica (perché ora Gaza è tutto fuorché democratica) cosa vi porta ad immaginare che Vittorio fosse un eroe della nostra Nazione? Sicuramente non è avere una condotta che mette irresponsabilmente a rischio la propria vita, una propensione che tende a denigrare, a incitare odio e vendetta verso altri esseri umani che si considerano diversi, che rende degni di un funerale di stato. Per quel che ho letto dal blog del signor Arrigoni i suoi pensieri, le sue idee e le sue azioni non erano esattamente ispirati alla pace e alla non violenza, anzi... eppure nessuno di voi ne parla. Non basta uno slogan, stay human, a fare di te un agnellino. Tra una gita in barca e l'altra con i nerboruti pescatori palestinesi, Vittorio, anziché passare ore nella palestra di Gaza, cito testualmente: "His routine included boating with Gazan fishermen who are frequently chased by Israeli patrol boats, visiting with Palestinians injured in Israeli shelling, and lifting weights at Gaza’s one indoor gym. At around 10 p.m. last Wednesday, after an hour-long workout, Arrigoni ordered takeout food at a beach-front restaurant but never picked it up", avrebbe potuto prendere lezioni di arabo e cultura islamica, o di storia del conflitto arabo-israeliano. Avrebbe potuto cercare di capire meglio perché i governi dei paesi arabi sino ad oggi abbiano volutamente, a loro uso e beneficio, diffuso e fatto sì che si diffondesse un barbaro sentimento anti-semita, per tenere meglio sottomessi i loro popoli. Invece no. "Arrigoni, known as Vik, lived in an apartment that he rented separately from his fellow volunteers for the International Solidarity Movement (ISM)". Si prese un pied-à-terre vista mare sul porto di Gaza, un contesto sicuramente più romantico rispetto alla natia provincia lecchese.


Oggi capisco il vostro imbarazzo, pacifisti e attivisti della sinistra tutta italiana, pro-palestinesi ad ogni costo, per partito preso voi "dovete" essere anche, almeno a parole, amici dei gay, e la scomoda verità di Vittorio va al più presto occultata da un mare di parole senza senso, e va definita "squallida ipotesi". Cosa ci sia di squallido nell'essere gay poi non si sa...

"You cannot be a sheep and run with the wolves - and not expect to be bitten some time". 
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Sunday, April 03, 2011

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Migrante sbarcato a Lampedusa (c) La Stampa.it

Le acque territoriali [di uno Stato] sono costituite da una fascia di mare, solitamente non più ampia di dodici miglia, sulla quale si estende la sovranità dello Stato. Le navi che vi entrano, entrano nel territorio dello Stato e sono soggette alle leggi di questo.

Il territorio è lo spazio, delimitato da confini, all'interno del quale lo Stato esercita la propria sovranità.  Se, per conquista militare o per qualsiasi altra ragione, lo Stato perde tutto il proprio territorio, cessa di esistere. Esso, privato di un ambito entro il quale esercitare il proprio potere sovrano, non ha più alcuna funzione e non c'è nulla che ne motivi la sopravvivenza. Ciò spiega la ragione per la quale tutti gli Stati, nessuno escluso, sono pronti a ricorrere alle armi e a sacrificare la vita dei propri cittadini pur di difendere i propri confini. Difendendo i confini e il territorio in essi compreso lo Stato difende se stesso e la propria sopravvivenza. (Fonte: Skuola.net)
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A centocinquanta anni dalla sua presupposta unità, in Italia, non vi è ancora un chiaro senso di appartenenza nazionale, non mi dilungo sulle squallide polemiche delle scorse settimane, e accolgo con un grazie e un invito i tunisini che numerosi giungono sulle nostre coste, rischiando la loro vita per raggiungere l'eldorado italiano, "luogo favoloso di delizie, d'abbondanza e di piaceri a soli sessanta chilometri di traversata", a non desistere nella loro pacifica invasione! Se poi fossero tutti bellini come quello nella foto...

Forse la loro indignazione (che a Lampedusa gli viene da rimpiangere  di essere partiti e non gli pare vero che quella "roba lì" sia Europa) riuscirà a contaminare gli smorti e spenti spiriti dell'italiano medio, abituato e tramortito ormai da tutto il fanfaronare di destra e di sinistra, a chiedere di più alla nostra democrazia. I tunisini che abbiamo l'onore di vedere arrivare sulle nostre coste, il loro dittatore (il protettore di Benedetto Craxi per intenderci) lo hanno fatto cadere giù con la loro ferrea volontà, con un senso civico di appartenenza al loro Stato, la Tunisia, che le nostre giovani generazioni, tirate su a tronisti, mutande di Calvin Klein e hamburger di Mcdonald, neppure se lo sognano e ci vorrà ben altro che una festicciola ogni centocinquanta anni per farglielo venire, il senso di appartenenza civico!
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Sunday, March 20, 2011

Zii, zie e nipoti...

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Zio Bettino se n'è andato, 
Zio Silvio, suo malgrado, 
a Francia, U.K. e U.S.A. s'è allineato,
Colonnello, quel che ti resta,
da provare, di Ruby son le gesta...
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'Muammar Gheddafi
nipote segreta di un noto monarca maghrebino...
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Tuesday, February 22, 2011

Prove di trucco...

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I maligni dicevano che l’amore tra Franco Frattini, Ministro degli Esteri, e la dermatologa Chantal Sciuto fosse un modo per mettere a tacere le voci che volevano il ministro gay; il comico Jon Stewart lo ha definito un "fucking idiot"; alcuni lo definiscono un "imbecille ignorante"; altri ancora ci segnalano che si trova in vacanza sempre nel momento sbagliatoqui lo dipingono così: "il Fuco Frattini, sedicente Ministro degli Esteri italiano aduso a baciare le terga di dittatori da operetta come il botulinato psico-colonnello Gheddafi"; Frattini-zerbini fa più bella figura quando tiene la boccuccia chiusa...

A me preme segnalare, in queste ore drammatiche per tutti i paesi arabi, che il nostro ministro non si vergogna a farsi pseudo-intervistare tutt'imbellettata manco fosse una cortigiana fin de siècle: mascara, kajal, ombretto, cipria e fondotinta. Al minuto 2:46 noterete come l'ex maestro di sci si da pure una sistemata ai capelli.

Vedere per credere:
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Sunday, February 13, 2011

Lo zio di Ruby...

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Gli egiziani avrebbero potuto intonare slogan contro il loro presidente all'urlo di "zio d'una mignotta!", ma non l'hanno fatto. Sono più rispettosi del nostro attuale presidente del consiglio dei ministri che non ha esitato, pur di salvare il suo "culo flaccido" (a detta di una sua estimatrice laureata con 110 e madrelingua inglese) e quello di una prostituta minorenne marocchina, a chiamare in causa il capo di stato amico suo. Sul perché non abbia detto che era nipote dell'altrettanto amico suo colonnello libico, ai posteri l'ardua sentenza. Per il nostro premier che è molto superstizioso, comunque, la battuta non ha portato per nulla fortuna. 


Gli italiani e soprattutto le italiane sono scese in piazza oggi per mostrare che esistono ancora persone in questo paese che non sono completamente assuefatte alla propaganda che ci siamo dovuti sorbire negli ultimi vent'anni.

In Piazza Castello ho visto, più che altro, il popolo della sinistra, a me non particolarmente affine o congeniale: quello delle sciarpone lunghe, delle casacche multicolorate, etniche o peruviane, dei capelli arruffati e delle canne, delle scarpe sformate e del look fintamente trasandato, dei montgomery e degli eschimo verdi-fintomilitare con la bandierina della Repubblica Federale di Germania, della barba di due giorni e degli occhialini dalla montatura fine, per i più anziani i pantaloni di velluto marroni a coste larghe, la barbona bianca, la pipa e quell'aria da saccenti (well educated and well travelled of course) andati in pensione chissà come mai tutti a cinquant'anni... ebbene, a rigor del vero, questo popolo della sinistra, oggi in piazza, devo riconoscerlo, non portava alcuna istanza moralistica o censoria come l'accusato principale delle cronache italiote vuole darci a bere.

Semplicemente chiede che il linguaggio sia schietto e franco, è questa strisciante mania di voler manipolare la realtà attraverso la lingua che forse ora ha stancato la gente comune: una puttana è una puttana. Non è una escort, una hostess, una massaggiatrice o una accompagnatrice. E se una donna la devi pagare per farla venire a casa tua, non è un'ospite bensì quanto meno una professionista al tuo servizio. Se si tratta poi sistematicamente di ragazze senz'arte né parte pronte a farsi "sfondare" per sfondare nel mondo dello spettacolo: si è di fronte ad uno scenario cupo e deprimente non a delle "normali serate dove non accade nulla di particolare". 

You can't fool all the people all the time, e non sarà continuando a sbraitare e a ragliare come un asino che ci convincerà. L'età del puttanesimo è finita. Là fuori ci sono ragazze colte, sveglie e intelligenti per le quali il signor b. non è altro che un povero vecchio disperato sul viale del tramonto. Mubarak ha sbaraccato, il  signor b. gode ancora del supporto di molti italiani, ma per quanto tempo ancora? Inconsapevolmente gli egiziani hanno fatto rivivere sentimenti forti a Piazzale Loreto, devono tornarci anche gli italiani?
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Le stelle ci parlano...

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Cito un articolo pubblicato il 23 maggio 2010 e deduco, a meno che il suo autore non sia un chiaroveggente, che l'astrologia è una scienza esatta e meravigliosa! 

"Urano in Ariete è un transito che ci parla anche di popoli e nazioni. Urano simboleggia i moti rivoluzionari, nel segno dell’Ariete poi è sviluppata la sensazione che il moto rivoluzionario sia rivolto nei confronti delle nazioni e dei suoi sistemi di sopravvivenza. Urano in Ariete si presenta in uno scenario di crisi economica planetaria: in tal senso questo passaggio potrebbe indicarci una forte volontà dei popoli delle nazioni di prendere in mano la precarietà delle società in cui vivono. Emersione, scoperta di meccanismi farraginosi e corrotti in sintonia con Plutone in Capricorno – ossia il bisogno della coscienza collettiva di percepire serietà, lealtà e rispetto – fanno presagire un ciclo di Urano in Ariete caratterizzato dalla forte polemica tra opinione pubblica e meccanismi socio-politici delle nazioni. Molte nazioni dovranno far fronte alla richiesta del proprio popolo di cambiamenti radicali e forti sulle compagini politiche che amministrano le finanze e la vita sociale dei popoli. Se questi cambiamenti non arriveranno non si esclude che Urano esprima proteste del popolo rivoluzionarie, mirate a sovvertire un ordine percepito obsoleto od ormai collassato e quindi irrecuperabile.  [...] Oggi Urano in Ariete potrebbe far emergere nuovamente il desiderio di organizzarsi in gruppi o movimenti rivoluzionari atti a modificare uno “stato di fatto” non più soddisfacente per l’opinione pubblica. In tal senso le nazioni occidentali potrebbero essere segnate da una lunghissima stagione di scioperi e proteste che partiranno dalle forze operaie e proletarie degli stati. Potremmo anche assistere all’emersione di forze minoritarie che avanzeranno la volontà di conquistare diritti fino ad ora negati o, nel peggiore dei casi, di riabilitare antichi fanatismi ideologici sia di destra che di sinistra." 

Spassosamente l'unico commento al post, il 23 agosto 2010, fu il seguente: "Bisogna aspettarsi lotte interne. Colpi di stato o rivoluzioni popolari e ondate di violenza. Ma anche pericolose epidemie di virus che colpiscono l'intestino." L'anonimo commentatore ha colpito nel segno: sia per quanto riguarda i moti medio orientali, sia per quanto riguarda i moti intestinali dell'influenza di quest'anno! Un altro caso di chiaroveggenza?

Gli unici ad essere colti di sorpresa sono stati i servizi segreti più potenti del mondo, le segreterie di stato, le cancellerie diplomatiche, i ben pasciuti professoroni universitari e così via. Non citiamo nemmeno ministri o presidenti vari, che oltre a tacere e latitare hanno aperto bocca solo per dire le solite cazzate di circostanza e smentirsi ogni due ore, man mano che la gente in piazza disegnava il proprio futuro con la propria rabbia, con la propria tenacia, con la propria voce, con la propria voglia di cambiare, con la propria speranza. Durante le ultime due settimane l'indecisione e il silenzio dell'Europa, degli Stati Uniti, del cosiddetto occidente democratico e illuminato hanno fatto rischiare lo scoppio di una guerra civile dalle conseguenze inimmaginabili per l'intera regione medio orientale e per il Mediterraneo stesso. 

VERGOGNA! è quello che mi sento di dire ai nostri governi occidentali: interessati solo a capitali e petrolio, che fino all'ultimo secondo hanno sostenuto (e continuano a sostenere) dittatori sanguinari per garantire pace e stabilità a casa propria, fingendo di ignorare che milioni di altri esseri umani sono trattati al pari di animali. Oggi dovrebbe essere chiaro a tutti che i giovani del mondo arabo, sebbene spesso disoccupati, hanno un livello culturale al di sopra della media (sopratutto di quella italiana), sanno usare internet e sono molto più open-minded di quanto non si direbbe! Si sono dimostrati determinati e coraggiosi, hanno rischiato e a volte sacrificato la loro vita per i valori della democrazia e della libertà. Valori ai quali in occidente noi ci siamo assuefatti e ai quali forse abbiamo rinunciato, svendendoci all'i-pod, all'i-phone e all'i-cazz! I giovani tunisini e i giovani egiziani avranno un ruolo chiave anche per il nostro di futuro, di europei vecchi e in crisi, e sanno che li abbiamo ignorati, abbandonati. Hanno fatto tutto senza il nostro aiuto e spero continueranno a rinfacciarcelo per lungo tempo. Noi vittime di superficialità e pregiudizi. Il successo dei tunisini, degli egiziani, e a venire dei giordani, dei siriani, degli algerini, degli yemeniti, dei marocchini e così via, sarà solo e soltanto loro se non ci svegliamo e ci scuotiamo dal nostro torpore. 


Ieri a Milano ho partecipato alla manifestazione degli egiziani-italiani che oltre a ballare, cantare, festeggiare e scandire il loro inno nazionale (li ho invidiati un po' loro si riconoscono in quanto nazione), hanno denunciato l'indifferenza della stampa e dei media nostrani verso la loro lotta, verso il loro successo e verso il sacrificio delle trecentocinquanta giovani vite perdute. Il meglio che è uscito dalle istituzioni milanesi per bocca del vicesindaco, il 13 gennaio scorso, fu questo: "Mi chiedo se l'agenda dei problemi milanesi debba essere costantemente sintonizzata con quello che accade sull'altra sponda del Mediterraneo, dalla questione tunisina alle rivendicazioni berbere sulla libia. Che avranno, per l'amor del cielo, un'indubbia dignità di attenzione. Ma che non so quanto possano interessare i milanesi". L'ignoranza, la sofferenza e il provincialismo di questo soggetto, abituato a prestare orecchio solo ai capricci della lega, si commentano da se...

Non credo di essere un ingenuo, la strada è ancora in salita, egiziani e tunisini hanno fatto cadere i loro despoti, coloro che per decenni hanno incarnato il potere di regimi dittatoriali, non hanno ancora fatto cadere i sistemi stessi. Il potere, quanto meno, ora è nelle mani dell'esercito: la transizione sarà lunga e difficile, dubito però che qualcuno si arrischierà a impedire un vero processo di democratizzazione. Economie di stato dovranno diventare economie di mercato, gli interessi rapaci delle grandi multinazionali occidentali sicuramente ribollono, gli islamisti barbuti fremono, ma Twitter e Facebook continueranno ad essere utilizzati in maniera intelligente dai nostri brillanti giovani arabi e i pianeti e le stelle continueranno a sorridere!
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Congratulations Egypt!



Sout Al Horeya صوت الحريه Amir Eid - Hany Adel - Hawary On Guitar & Sherif On Keyboards


February 12th, 2011 at 12:17 am

Majdi Haroun says:  

Let the world be our witness: YES we did it. Egyptians did it. Finally Egyptians can claim some of their lost pride back. We are more than the pyramids, the nile, and belly dancing. We are people who stood for their rights and demanded to be respected. We are the #Jan25 protesters  who marched in peace, dignity, and love. We are Tahrir square, we are Khaled Saeed and every innocent who died in this revolution.  We are Egypt.
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Sunday, January 30, 2011

! ٢٥ يناير ثورة حرية

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25 January Freedom Revolution, Cairo, Egypt
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Da un articolo del Guardian di oggi: "There's a lot of uncertainty about where the army stands right now," said Karim Ennarah, who was taking part in protests in Cairo. "They are telling people that the tanks have moved in to protect them, and people are showing great warmth in return, dancing on tanks and hugging and kissing soldiers. It looks as if the soldiers are unwilling to launch attacks on the crowds, although senior officers are pleading with protesters to respect the curfew and go home."

Io voglio essere ottimista e le foto sotto mi fanno sperare per il meglio.
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Un pensiero va anche ai cittadini egiziani che da giorni, al rientro dal lavoro, manifestano la loro solidarietà e il loro dissenso di fronte al Consolato Generale della "Repubblica" Araba d'Egitto in via Porpora a Milano.
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  !تحية مصر 
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