The world may be known Without leaving the house;
The Sky may be seen Apart from the windows.
The further you go, The less you will know.

Friday, January 13, 2012

Piazza Fontana, addio!

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Venerdì 8 di Aprile 2011. "Per ripristinare la pavimentazione della storica Piazza sarà necessario rimuovere sei delle 23 piante di Sophora presenti. Le piante da rimuovere, tutte sottoposte ad attente verifiche da parte dei tecnici del settore, avvalendosi anche della collaborazione del prof. Ferrini dell’Università di Firenze e del Corpo Forestale dello Stato, sono risultate caratterizzate da problematiche fisiologiche ritenute incompatibili con operazioni di trapianto e/o salvaguardia. Le piante rimosse, saranno quindi sostituite con esemplari della medesima specie, aventi dimensioni 30/40 di circonferenza e 4/6 di altezza opportunamente allevate in vaso."

Questo il laconico "Comunicato" del Comune di Milano, meno di un anno fa. L'altroieri lo scempio si è concluso, l'unica minuscola isola verde nel centro di Milano è stata distrutta. Ogni esemplare di Sophora abbattuto, per dare corso ad una risistemazione che renderà Piazza Fontana più simile ad un parcheggio dell'Ikea che a un luogo da tutelare per più di una ragione.

Nella più totale e sonnecchiosa indifferrenza degli allora cosiddetti Verdi in Consiglio Comunale, la deliberazione di "ridisegnare" la storica piazza fu presa ai tempi della Giunta guidata dal Sindaco - Amministratrice di condominii Gabrielle Albertini, palese l'intenzione di eliminare tutti gli alberi (malati o meno), per servire gli interessi edilizi dei soliti fagocitatori di suolo e sottosuolo pubblico. Il primo lotto dei lavori, conclusosi da tempo, vide già l'abbattimento di tre meravigliosi esemplari di Sophora Japonica per dar spazio all'allargamento di uno squallido grand hotel per arrivés in cerca di notorietà.

La Giunta di Giuliano Pisapia annuncia la pedonalizzazione di Piazza Fontana ma tace sull'abbattimento degli unici esemplari di piante che davano rifugio e ristoro ad una ingente fauna avicola e rendevano sicuramente più affascinante la sosta attorno all'unica fontana di Milano degna di questo nome.  
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Wednesday, November 30, 2011

Io speriamo che l'Egitto se la cavi...

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Monday, August 08, 2011

Obituary

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L'ultima volta che lo vidi fu a Sidi Bou Said, antico borgo arabo-andaluso a venti chilometri circa da Tunisi, oggi inflazionatissima località turistica. Era un mese di gennaio di parecchi anni fa, indossava un ampio cappotto di cammello, lo portava manco fosse una pelliccia di visone e lui una cortigiana dei tempi moderni. Ancora doveva compiere i suoi ottant'anni.

Il senatore, così bisognava chiamarlo, ebbi modo di incontrarlo e di parlargli in due distinte occasioni, a Tunisi, nella sua casa-museo. Con la complicità del guardiano, ragazzo di campagna, ebbi anche accesso ai suoi appartamenti privati: il grande letto era ornato da drappeggi e tendaggi di lino, tutto color panna, tutto molto delicato e al contempo ostentato.

Non mi piacque per nulla: affettatoartefattomanierato. Amava essere circondato solo da adulatori, guai a contraddirlo, seppur minimamente, anche per la più stupida delle cose. Tale padre, tale figlia, l'arabista, quella che pure ebbi il destino di conoscere. Raramente mi capitò di essere trattato così villanamente come da quei due. 

Oggi ho appreso che è stato barbaramente ucciso a ottantaquattro anni dal suo "cameriere" Saiful Islam: un ragazzo bengalese di ventun anni. Un conoscente dei due non riesce a darsi pace: "Non capisco cosa possa essere caduto. [Saiful] E' un ragazzo mite, educato, servizievole, che era molto legato a Ludovico. Mandava parte del suo stipendio alla famiglia, rimasta in Bangladesh, per mantenere agli studi il fratello. E' davvero una cosa inspiegabile". Il cameriere viene anche così descritto: "un giovane perbene che accudiva il senatore con dedizione e amore. Ricordo che lo accompagnava ovunque, quando andava a Palermo presso l'assessorato regionale gli portava la borsa. Poi lo accudiva con molta dedizione. Non so cosa sia potuto accadere per arrivare a uccidere il senatore per cui Saiful stravedeva. Negli ultimi mesi [il senatore] gli aveva persino pagato di tasca propria la scuola guida per prendere la patente. Non solo, lo aveva messo in regola. Insomma, Saiful aveva trovato una seconda casa". "Accudiva in maniera esemplare il senatore ed era ricambiato con affetto". "Gli investigatori [...] stanno ascoltando diverse persone, nella cerchia di amici ma anche di colleghi di lavoro, per capire se tra l'ex senatore e il domestico i rapporti andavano oltre quelli lavorativi. Se dietro al delitto, insomma, ci sia un movente passionale. L'ex senatore era un personaggio molto eccentrico, che vestiva in modo vistoso indossando cappelli a larghe falde e lunghe sciarpe bianche. Anche per questo motivo non passava di certo inosservato. Nel 1975 era stato vittima di un attentato intimidatorio [...]. Secondo gli atti dell'inchiesta nell'atto intimidatorio era coinvolto un giovane tunisino che aveva rapporti con l'esponente politico. A Gibellina era amato, quasi adorato."

Nei vari articoli apparsi tutti alludono: il personaggio eccentrico, il vistoso modo di vestire, l'antico caso del giovane tunisino, ma nessuno osa dire quello che è chiaro agli occhi di tutti. Questo ennesimo triste caso ricorda fin troppo da vicino quello del sessantaquattrenne vicario apostolico dell'Anatolia, assassinato a coltellate a Iskenderun, dal suo "autista e collaboratore fidato" ventiseienne nel giugno 2010.

A quando la fine dell'ipocrisia sui delitti a sfondo omosessuale?
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Thursday, June 02, 2011

Un'oca giuliva fuori dal Comune...

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Scortata da un vigile, ignorata da tutti, ieri, Letizia Moratti è uscita da Palazzo Marino e si spera dalla vita di tutti noi milanesi per sempre. Ha usato il portone secondario, l'accesso/uscita di servizio, quello dei fornitori e dei garzoni, quello del fioraio che ogni due o tre giorni le rinnovava i bouquet sulla scrivania, quello da cui è entrato e poi uscito il furgone dei traslochi che ha caricato i suoi scatoloni. I milanesi hanno deciso di rottamare la ricca e algida signora, la regina delle nevi, che non ti degnava mai di uno sguardo e nelle rare occasioni in cui lo faceva, ti stringeva la mano molle, molle. In mattinata, un breve saluto ai dipendenti di Palazzo Marino e ai suoi lacchè e collaboratori esterni (i famigerati consulenti d'oro rimasti in sella nonostante lo scandalo) che a breve si spera scompariranno insieme a lei, vere lacrime di coccodrillo incontenute. Una figura patetica, quella voce spezzata e i lacrimoni, per una che si è sempre spacciata grande manager, sapiente amministratrice... Costretta a lasciare ieri, in fretta e furia, per scongiurare la malaugurata ipotesi di ritrovarsi oggi in Piazza Duomo per le celebrazioni del 2 giugno. La sua "politica" tutta volta a favorire interessi privati e lobbistici, tutta incentrata negli accordi sotto banco presi nel salotto di casa sua e non nelle sedi istituzionali appropriate, la ha finalmente affossata. Il suo piacere ad essere attorniata da cortigiane e cicisbei l'ha fatta finire nel burrone senza che neppure se ne rendesse conto, vedere per credere: 
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...e noi da ieri ci sentiamo più leggeri!
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Monday, May 30, 2011

Postcard from Greece

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Una piacevole sorpresa il francobollo che mi hanno venduto all'ufficio postale dell'isola di Anafi.

Godo ancora pienamente dei benefici dovuti alle tre settimane passate in quasi assoluto isolamento sull'isola greca di Anafi, a poche ore di nave dalla più effervescente Santorini. Volutamente ho evitato un paese arabo o musulmano, ero tentato dal Marocco che non visito da parecchi anni ormai, ma poi ho pensato che no, che desideravo una meta dove poter godere di assoluta pace e serenità. E così è stato.


Ho letto qualcosa, ho camminato molto, ho nuotato in un mare da sogno, ho conosciuto tre ragazzi greci, dottorandi in biologia, futuri disoccupati a loro detta, una coppia di anziani austriaci di Graz, un po' tristi, e un quarantottenne tedesco, di Amburgo, molto taciturno, la cui moglie adora andare in moto di grossa cilidrata e che passano le vacanze, molto civilmente, ognuno per conto proprio. 


Soprattutto mi sono sentito libero di non fare nulla di speciale, di seguire i miei ritmi, di non rincorrere a tutti i costi "esperienze" da poter raccontare al rientro. Sono il volto di una persona, la sua espressione, la sua calma, al rientro dalle vacanze che ci raccontano "come è andata". 


Mentre ero via, in risposta ad un suo postho letto questo commento: "Noi privilegiati vacanzieri di questo decadente occidente ci rifugiamo nel viaggio al dichiarato scopo di evadere dal quotidiano più o meno opprimente e che al nostro rientro tuttavia ci attende inesorabile, facendo scontare con gli interessi l'ingenua illusione di aver arricchito la nostra esistenza con disagi da turisti 'intelligenti'..." che mi ha fatto riflettere. 


C'è modo è modo di viaggiare, c'è modo e modo di rientrare e affrontare il quotidiano che inesorabile ci attende, c'è modo e modo di arricchire la propria esistenza, ci sono illusioni e illusioni...


Viaggiare non è fuggire è piuttosto rincorrere e finalmente rincontrare se stessi, rientrare è riscoprire che il quotidiano ogni giorno è sempre diverso e per nulla inesorabile, la ricchezza è la consapevolezza che ci si deve e ci si sta preparando a mollare tutto. 


Ogni viaggio è un cambio di pelle, è una riscoperta di sé dentro di sé. 


Se si affronta un qualsiasi viaggio senza volersi mettere in discussione, se si vuole restare convinti delle proprie certezze, se si intendono solo "collezionare" luoghi, panorami e preconcetti, tanto vale starsene a casa propria.


Un viaggio che ti cambia la vita può anche essere uscire di casa per andare a comprare un pacchetto di patatine.
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Wednesday, April 27, 2011

Monday, April 25, 2011

Una scomoda verità...

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Unspeakable Love: Gay and lesbian life in the Middle East, by Brian Whitaker
Essere omosessuali in un paese arabo o musulmano può costare la vita, figuriamoci ostentare uno stile di vita apertamente gay. Farlo a Gaza equivale a volersi suicidare. Solo uno sprovveduto poteva non sapere questo. Non avevo mai sentito nemmeno parlare del cooperante italiano, sedicente pacifista, che ha incontrato una atroce morte proprio per mano di quelli che amava, ma mi è bastato poco, pochissimo per capire che dietro una fine così crudele si poteva nascondere un movente omofobo. Ho espresso in privato il mio dubbio ma sono stato subito tacciato di "vedere omosessuali dappertutto"... 

Nei giorni successivi però, la mia ipotesi ha trovato riscontro, più o meno esplicito, su diverse fonti:







Spiace constatare ancora una volta che nel nostro paese, intriso di preconcetti e falsi moralismi, parlare serenamente di omosessualità sia ancora un grande tabù. Allusioni, battute pruriginose e scherzi di pessimo gusto sono all'ordine del giorno, a destra come a sinistra, ma guai affrontare il tema dei "culattoni" senza qualche complice ammiccamento, persino alcuni gay si sentirebbero a disagio, tanta è l'omofobia introiettata.

Il tabù dei tabù in questi giorni imbavaglia la maggior parte dei nostri sedicenti giornalisti, in particolare quelli che servono e professano nelle testate di sinistra, che non osano dire una delle più probabili verità: Vittorio Arrigoni, duro e puro, tutto muscoli e tatuaggi, che lottava contro lo stato di Israele, è stato rapito e barbaramente ucciso dai "nostri" amici palestinesi perché molto probabilmente omosessuale.

Cito per intero le parole di Angelo Pezzana: "Un’abile regia, con la forte collaborazione di una madre per nulla interessata a capire cosa sia accaduto veramente al proprio figlio, dedita unicamente a salvaguardarne la memoria di eroe, di nemico di Israele, preoccupata persino di occultare quei «vizi occidentali» che sono costati, loro sì, forse, la vita di Vittorio. Se servirà allo scopo, potrà persino spuntare una “fidanzata” in lacrime per completare la figura del martire. Povero Arrigoni, a pochi chilometri da Gaza avrebbe trovato un Paese nel quale avrebbe potuto occuparsi del prossimo senza pagare con la vita la sua passione. Ma, come dicevamo all’inizio, difficile sapere davvero come è andata, la regia è stata molto attenta, e Arrigoni è diventato il martire che Hamas attendeva." 

Consiglio: "L'amore che non si può dire. Storie mediorientali di ragazzi e ragazze" di Brian Whitaker che fra le altre dà voce proprio ai gay palestinesi, costretti a rifugiarsi in Israele per poi venire sistematicamente accusati di collaborazionismo e rischiare di essere uccisi.

Vittorio è stato vittima della sua stessa ingenuità, ha creduto che bastava essere anti-sionista, anti-semita e anti-israeliano per conquistarsi affetto,  considerazione stima dai suoi interlocutori arabo-palestinesi-musulmani. Non sapeva invece che con i suoi tatuaggi ostentati e le sue canotte nere da combattente era un insulto vivente a tutti i valori dell'islàm più tradizionalista. Nessuno gli aveva spiegato che l'universo musulmano è un universo di sottomissione e obbedienza totali ad Allah, un universo d'ordine dal quale chiunque fuoriesca presto o tardi viene punito per mano di qualche mente deviata? Questi facinorosi cooperanti occidentali non sanno cosa veramente pensa di loro l'arabo della strada? No, non lo sanno, perché persino ora, e non si tratta del primo caso di attivista pro-palestinese ucciso da palestinesi, di fronte alla sconcertante realtà, negano l'evidenza, credendo e sostenendo tesi quanto mai assurde che dietro questo assassinio ci sia Israele...! Si lamentano perché ai funerali del trentaseienne, svoltisi alla velocità della luce, forse senza che venissero neppure approfondite le modalità della sua uccisione, non c'erano rappresentanti ufficiali del governo, alte cariche istituzionali, addirittura mancava il Presidente della Repubblica. Be', cari ragazzi che sognate una Palestina libera e spero democratica (perché ora Gaza è tutto fuorché democratica) cosa vi porta ad immaginare che Vittorio fosse un eroe della nostra Nazione? Sicuramente non è avere una condotta che mette irresponsabilmente a rischio la propria vita, una propensione che tende a denigrare, a incitare odio e vendetta verso altri esseri umani che si considerano diversi, che rende degni di un funerale di stato. Per quel che ho letto dal blog del signor Arrigoni i suoi pensieri, le sue idee e le sue azioni non erano esattamente ispirati alla pace e alla non violenza, anzi... eppure nessuno di voi ne parla. Non basta uno slogan, stay human, a fare di te un agnellino. Tra una gita in barca e l'altra con i nerboruti pescatori palestinesi, Vittorio, anziché passare ore nella palestra di Gaza, cito testualmente: "His routine included boating with Gazan fishermen who are frequently chased by Israeli patrol boats, visiting with Palestinians injured in Israeli shelling, and lifting weights at Gaza’s one indoor gym. At around 10 p.m. last Wednesday, after an hour-long workout, Arrigoni ordered takeout food at a beach-front restaurant but never picked it up", avrebbe potuto prendere lezioni di arabo e cultura islamica, o di storia del conflitto arabo-israeliano. Avrebbe potuto cercare di capire meglio perché i governi dei paesi arabi sino ad oggi abbiano volutamente, a loro uso e beneficio, diffuso e fatto sì che si diffondesse un barbaro sentimento anti-semita, per tenere meglio sottomessi i loro popoli. Invece no. "Arrigoni, known as Vik, lived in an apartment that he rented separately from his fellow volunteers for the International Solidarity Movement (ISM)". Si prese un pied-à-terre vista mare sul porto di Gaza, un contesto sicuramente più romantico rispetto alla natia provincia lecchese.


Oggi capisco il vostro imbarazzo, pacifisti e attivisti della sinistra tutta italiana, pro-palestinesi ad ogni costo, per partito preso voi "dovete" essere anche, almeno a parole, amici dei gay, e la scomoda verità di Vittorio va al più presto occultata da un mare di parole senza senso, e va definita "squallida ipotesi". Cosa ci sia di squallido nell'essere gay poi non si sa...

"You cannot be a sheep and run with the wolves - and not expect to be bitten some time". 
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